Gianna Nannini: "Porto il mio rock nel cinema"

L’artista ha composto la colonna sonora di "Viola di mare" in concorso
al Festival di Roma. Riparte il tour che arriverà a Milano a
novembre: "Sul palco ci sarà un gigantesco cilindro di led"

Milano - Ma lei no. Altri sì, lei no. Gianna Nannini fila dritta per la sua strada, guai a chi la ferma e trovatene un’altra così. Rock e va bene: ma pure poesia e l’abbinamento è solo roba sua. «Via, si fa quel che si può», dice abbassando lo sguardo. In pochi mesi ha pubblicato un album (il bel Giannadream), ha portato il suo tour persino sul palco dell’Arena di Verona e intanto ha continuato a friggere progetti che passano nella sua anima come fossero su di una inarrestabile catena di montaggio: via uno, pronto l’altro e così via. Adesso c’è un libro, le quattrocentoventiquattro pagine di Stati d’anima edito da Bompiani, che è un disco da leggere e una vita da sfogliare, visto che (merito pure del racconto di Edoardo Nesi e del progetto visivo di Alberto Bettinetti) raccoglie anche centinaia di foto inedite e personalissime, spesso dolorosamente o gioiosamente personali. E proprio in questi giorni, giusto poco prima della ripartenza del tour, esce nei cinema Viola di mare, il film di Donatella Maiorca (in concorso al Festival di Roma) con Valeria Solarino ed Ennio Fantastichini al quale la Nannini ha regalato la colonna sonora, viva e ispiratissima perché questo, nel bel mezzo dei suoi cinquantatre anni, è davvero un momento di grazia.

Però cara Nannini, il segreto deve essere trovare il tempo per fare tutto.
«In realtà la colonna sonora del film mi è capitata proprio durante i lavori per Giannadream. Ma tutto bene: in due mesi ho finito senza problemi».

Storia complessa, quella del film.
«Quando me l’hanno proposta, mi ha subito convinta».

È tratta dal romanzo «Minchia di re» di Giacomo Pilati (edito da Mursia).
«Infatti, ho accettato perché è una sfida, una scommessa, volevo sapere come andava a finire».

Maria Grazia Cucinotta, che produce il film, si arrabbia se «mi dicono che ho fatto un film su due lesbiche».
«È soltanto e semplicemente una storia d’amore e non ti accorgi quasi che è tra due ragazze. È ambientata nell’Ottocento ma, anche se sono trascorsi secoli, le polemiche sul sesso sono sempre le stesse. Ecco io l’ho fatto proprio per provare a far ragionare la gente».

Su cosa?
«Omofobia, omosessualità, eterosessualità: Albert Camus diceva che, usandole male, anche le semplici parole possono creare sofferenza».

Non ha avuto paura di finire nel solito tritacarne di pissi pissi bau bau?
«Io sono libera e internazionale. Se voglio fare una cosa, la faccio. E me ne frego di certi limiti provinciali. In fondo bisogna prendere una posizione, no?».

Com’è nata la musica di «Viola di mare»?
«Me l’hanno suggerita le immagini. Una canzone nasce attraverso le parole, una colonna sonora scaturisce dalle immagini: sono loro che si scelgono i suoni».

Lei ha già composto la colonna sonora di «Sconcerto rock» dell’82.
«E a Bertolucci è piaciuta».

E poi quella di «Momo» del 2001.
«Di Enzo D’Alò: un cartone animato».

Quella uscì anche su cd. E per «Viola di mare»?
«Non so se finirà su disco, ma sinceramente non credo».

Fine con il cinema?
«No, Giovanni Veronesi vuole usare Maledetto ciao sul suo prossimo film».

Dicono ci sarà anche la Littizzetto nel cast.
«E forse comporrò pure qualcos’altro. Ma è ancora tutto da definire».

Il libro invece è pronto: ed è una sorpresa.
«È una sorta di disco da leggere. Una vera installazione visiva».

Intanto lei parte per un altro tour.
«Il 28 da Eboli. Poi subito due Palalottomatica a Roma e due Mediolanum Forum di Assago a novembre».

Novità?
«La produzione è spettacolare. E sul palco ci sarà quel cilindro di led che ho già fatto vedere all’Arena di Verona. Prende varie forme. Io entrerò e uscirò, farò lì quello che di solito si fa nei camerini».

Effetto reality.
«Ecco, diciamo che mi porto il camerino sul palco: tra una canzone e l’altra si va lì, si beve qualcosa, si parla con il personale e via così».

Addirittura. Ma è trasparente?
«Con i led si possono fare giochi di luce e controluce: così la gente può vedere cosa succede dietro le quinte proprio mentre succede».

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