Gino, il carabiniere... da fiction

Gino, il carabiniere... da fiction

(...) provinciale dei carabinieri di Genova, è nei secoli fedele. Non sono all’Arma, ai cittadini e alla legge. Ma anche alla norma non scritta che prescrive un basso profilo mediatico dei militari. E lui, schivo com’è, è la dimostrazione vivente dell’esistenza di questa norma.
Però. Però, a costo di ritrovarmelo oggi in redazione con pistola spianata e manette, io ci provo. Perchè penso che nella nostra città i vertici delle forze dell’ordine siano di primissimo ordine. Ed hanno riscattato gli anni bui del G8, quando comunque sono stati ingiustamente criminalizzati tutti per i comportamenti di pochissimi. Soprattutto, si sono visti ribaltare i ruoli, come se i colpevoli di quei giorni fossero loro. Come se non avessero difeso tutti i cittadini perbene da chi devastava e saccheggiava la città. Poi, ribadisco, chi ha sbagliato con indosso una divisa ha sbagliato due volte. Ma da qui a generalizzare, ce ne passa.
Quindi, dicevo, dopo quegli eventi è arrivata a Genova una squadra di ottimi capi delle Forze dell’Ordine: penso, fra gli altri, in Polizia, a Salvatore Presenti e, ora, all’attuale questore Filippo Piritore, che ha sfoderato umanità oltre la modica quantità anche affrontando il tragico caso di Alessandro. E penso a tantissimi carabinieri, con due nomi su tutti: il colonnello Salvatore Graci, comandante del reparto operativo, e per l’appunto il colonnello Micale.
Se non fosse per la divisa, uno come Micale te lo immagineresti nei film di 007. Nel ruolo di James Bond, ovvio. Che si presenta: «Mi chiamo Micale, Gino Micale». Poi, certo, i capelli non sono numerosissimi, per usare un eufemismo. Ma non c’è una donna fra quelle che conosco che non mi abbia detto: «Che uomo affascinante!», facendo seguire l’esclamazione da un sospiro di ammirazione. Di quelli, tanto per dire, che a me (comprensibilmente, peraltro) non riservano mai.
Ma, scherzi a parte, il capo dei carabinieri di Genova sarebbe perfetto per un film o per un romanzo stile Montalbano anche per una serie di altre doti: l’umanità, innanzitutto, che gli fa sempre affrontare i problemi dalla parte dei cittadini; l’educazione e il rispetto degli interlocutori; l’inflessibilità, mai disgiunta dalla serenità e dal buonsenso nell’approccio e, soprattutto, una rara cultura di fondo su vari temi dello scibile umano, quasi una smentita vivente di tutte le barzellette sui carabinieri. Il tutto abbinato a una riservatezza rara.
Proprio per questo motivo, qui mi fermo, sapendo che lui non avrebbe mai voluto figurare in un articolo che non fosse riservato a un’operazione dei suoi uomini. Ma credo che quando c’è una buona notizia o un bel personaggio, in mezzo a tante cose brutte che scriviamo, questo vada condiviso il più possibile. A costo di rischiare l’arresto oggi.

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