Giovani, carini e ricchi: in passerella vincono i ragazzi perbene

Le sfilate di Milano: la collezione di Gucci è all’insegna del lusso estremo. Versace invece crea un uomo cibernetico e moderno

Milano - Ci vuole un fisico bestiale per essere donne e stiliste dalla forte personalità che ogni volta viene paragonata a quella dei predecessori di sesso maschile e d’immensa popolarità. Donatella Versace e Frida Giannini vincono la partita del confronto, nel caso della prima con l’indimenticabile fratello Gianni, per la seconda con Tom Ford. Stiamo parlando di due monumenti (uno dei quali tra l’altro vivente) all’arte di creare moda come modo di vivere e pensare fuori dagli schemi di quell’eterno presente che è il tempo. Contemporanee oltre ogni dire in un continuo gioco di rimandi tra passato prossimo e futuro, le collezioni uomo dell’inverno 2011 disegnate dalle due signore e in passerella ieri a Milano, ci sono sembrate semplicemente insuperabili, perfette in tutto.

«Ho dato l’anima per questa sfilata» dice infatti Donatella poco prima dello show facendoci toccare alcuni dei capi che i modelli stanno per indossare. Si tratta di giubbotti e gilet in morbidissima nappa-anilina (la più preziosa che ci sia) fatta a fettine intervallate da microscopiche barrette d’acciaio. Poi è la volta del cappotto in feltro che sembra vernice perché sulla lana è stata applicata una pellicola di poliuretano dal sorprendente effetto specchiato. L’unica cosa perfettamente riconoscibile sul fronte dei materiali è la celebre maglia metallica inventata da Gianni negli anni Ottanta per gli abiti da sera femminili e utilizzata da Donatella nel 2010 per sciarpe e pullover da uomo. Ma il vero colpo al cuore arriva con le stupende camicie stampate con una fedele riproduzione dei fasci di luce nei circuiti cibernetici: un fotogramma di Tron, il film di computer animation girato da Joseph Kosinski (genio informatico oltre che regista) e prodotto da Walt Disney nel 1982. Questa pietra miliare della moderna cinematografia avrà presto un remake che ha ispirato la bionda signora del made in Italy per un uomo Versace di lancinante modernità.

Frida Giannini ha costruito la nuova immagine maschile di Gucci partendo da una foto trovata nell’archivio della maison. Ritrae Samuel Beckett nel 1963 con una grande e lussuosa borsa a tracolla, un grosso pullover sportivo, un’attitudine a metà strada tra l’estrema raffinatezza e l’allergia alle convenzioni. «Dualismo» detta infatti Frida come chiave di lettura di questa straordinaria collezione talmente piena di lavorazioni lussuose, speciali, ai confini dell’indescrivibilità. C’è per esempio un giubbotto in montone lavorato a telaio con un filo di mohair fino a sembrare una maglia un po’ pelosa, il massimo dello chic. Il velluto degli smoking è stampato a caldo con un motivo tridimensionale a forma di diamante: l’evoluzione delle specie del celeberrimo GG Canvas rilanciato a suo tempo da Tom Ford. Non mancano piccole perfidie femminili come la proposta di un completo giacca e pantaloni cammello con una bella camicia marrone, i mocassini Gucci portati senza calze e la caviglia scoperta dall’orlo accorciato dei calzoni.

Abiti e cappotti dalle silhouette slanciate ed asciutte, con spalle ridimensionate e revers alti, sono i protagonisti della passerella di Canali che fa di segni e disegni il motivo conduttore della collezione.
Il punto vita è segnato e rigoroso, i pantaloni sono slim e si stringono nei fondi. Bianco, nero e grigio non concedono spazio al colore, nelle lane pettinate dal gusto retrò come i tweed, pied-de-poule, chevron e micro quadretti o gessati con fondi mossi e mèlange.

Rossella Jardini, capo dell’ufficio stile di Moschino, ha fatto una poetica collezione dedicata a Milano con la stampa fotografica del parco Solari coperto di neve e la stazione centrale sul parka.

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