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"Giovani e sviluppo scappano dalla burocrazia"

La domanda-chiave ritorna ciclicamente: come intervenire a livello economico e istituzionale per porre un freno allo spopolamento del Sud, puntando al suo rilancio?

"Giovani e sviluppo scappano dalla burocrazia"

La domanda-chiave ritorna ciclicamente: come intervenire a livello economico e istituzionale per porre un freno allo spopolamento del Sud, puntando al suo rilancio? Lo abbiamo chiesto a Gaetano Torchia, direttore amministrativo di Sviluppo Basilicata Spa, società in house impegnata da 25 anni nella competitività e nella ricerca a favore di piccole e medie imprese.

I fondi del Pnrr possono arginare la «desertificazione sociale ed economica delle zone più depresse del Mezzogiorno?

«Sì, ma bisogna tener conto di due fattori».

Quali?

«Il primo: le criticità legate ai ristretti tempi di attuazione delle misure e quindi la conseguente necessità di accelerare la capacità di spesa delle nostre amministrazioni. Una questione che si scontra con la burocrazia inutile che troppo spesso ritarda lo sviluppo del Paese».

Il secondo fattore?

«C'è poi il tema legato all'importante ruolo degli enti territoriali in qualità di beneficiari/soggetti attuatori degli interventi del Pnrr».

In concreto?

«È necessario accelerare il processo di rafforzamento della macchina amministrativa».

In che modo?

«Accelerando il completamento delle operazioni di reclutamento degli esperti a cui è affidato l'importante compito di supporto tecnico alle amministrazioni centrali e locali per la realizzazione degli obiettivi fissati dal Piano».

Su quali settori bisognerebbe puntare?

«Gli assi strategici del Pnrr sono chiari e definiti. Digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica e inclusione sociale riguardano tutti i comparti».

La politica ha un ruolo fondamentale. In passato ha spesso fallito. Ora è pronta a fare la sua parte?

«La politica dovrà essere in grado di realizzare le riforme previste dal Piano, orientate nel complesso a ridurre gli oneri burocratici e rimuovere i vincoli che hanno finora rallentato la realizzazione degli investimenti o ne hanno ridotto la produttività».

Borghi rimasti solo con poche decine di residenti. Il progetto «rivitalizzante» intrapresa da molti Comuni che offrono «case a 1 euro» può essere utile?

«Può certamente essere una iniziativa utile ma occorre superare la debolezza strutturale del sistema produttivo del Sud».

In cosa consiste questa «debolezza»?

«Al Sud vive un terzo degli italiani, ma vi si produce soltanto un quarto del prodotto nazionale lordo. Il Mezzogiorno è caratterizzato non solo da un più basso livello di Pil pro capite rispetto al Centro-Nord, ma anche da una più bassa produttività, qualità e quantità del capitale umano, delle infrastrutture e dei servizi offerti dalla Pubblica Amministrazione».

Nonostante tutto, lei è ottimista?

«Bisogna esserlo. Sempre».

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