Giro d’Italia, Formula 1, sfilate: così Roma «saccheggia» Milano

(...) È di quest’anno un segnale significativo: il Giro d’Italia del centenario non è arrivato a Milano, culla e patria della corsa, ma a Roma. D’altra parte il Coni, Comitato olimpico nazionale, in realtà dovrebbe chiamarsi Cor, «Comitato olimpico romano», giacché sempre più spesso a Roma vanno le sue preferenze per quanto riguarda nuovi impianti e grandi eventi sportivi. Sono regali pagati dallo Stato, cioè con i soldi di tutti gli italiani e quindi in prevalenza dei milanesi e dei lombardi. E non solo grazie ai privilegi finanziari e normativi della legge per Roma capitale. Quando Alemanno ha scoperto che la gestione spensierata del suo predecessore Veltroni lasciava nel bilancio capitolino un buco di una decina di miliardi, prontamente il governo ha provveduto a riempirlo, sebbene a rate. Quindi, in pratica, con i nostri soldi Roma ci scippa le nostre cose.
Di chi la colpa? Di Milano che si lascia scippare. Palazzo Marino ha sempre pensato di dover fare un passo indietro quando c’è di mezzo la capitale. Sbagliato, Milano deve tornare a pensare in grande e vedersela anche Roma. Oggi la competizione, più che tra stati, si svolge fra aree metropolitane. E la vera competitrice di Milano sul mercato italiano è Roma. Se ci rassegnamo a un ruolo subalterno e secondario siamo perduti. D’altra parte fra gli stessi milanesi, sempre più lamentosi e ipercritici verso la loro città, è diffusa la convizione che essa non sia all’altezza, non sia adeguata alla sfida. E invece bisogna accettarla, la sfida, e rilanciarla, anche per convincerci che, com’è stato per secoli, siamo all’altezza. Ma, come abbiamo detto, Roma conta su una formidabile lobby: il potere politico. Ebbene, per contrastarla Milano deve avere una sua lobby. Inutile contare sul «nordismo» della Lega che, in cambio di un federalismo fiscale (futuro), ha concesso (subito) fondi e privilegi a «Roma capitale» e di ripianare i debiti di Palermo e Catania oltrechè della stessa Roma: una Lega attenta più alle province subalpine che a Milano.
Una lobby per Milano dunque, per preservarne il ruolo, valorizzarne l’immagine, per farsi sentire nei palazzi del potere, per non farsi più scippare dalla capitale politica. Non è un auspicio, è una proposta.