Il giudice sportivo dà un calcione all’Inter

Mourinho ieri ha festeggiato il 47º compleanno con il deferimento. Dopo le accuse, è arrivata la stangata. Dopo le espulsioni, le carnevalate e le parole di fuoco del portoghese e di Ernesto Paolillo, amministratore delegato e direttore generale nerazzurro, è infatti intervenuto il giudice sportivo a mettere un po’ di chiarezza.
Due giornate a Sneijder (oltre all’applauso a Rocchi è saltata fuori pure un’espressione ingiuriosa rivolta all’arbitro), un turno a Lucio e all’allenatore dei portieri Silvino, allontanato dalla panchina nerazzurra prima della fine del primo tempo. Il travestimento di Materazzi, che ha festeggiato il 2-0 al Diavolo indossando una maschera del premier Silvio Berlusconi è invece passato quasi sotto silenzio, come ampiamente preventivato: capito l’intento goliardico del difensore nerazzurro, il giudice sportivo lo ha sanzionato soltanto con una ammonizione. L’Inter dovrà pure pagare 9.500 euro di multa, 2.500 dei quali per aver ritardato l’inizio del secondo tempo di almeno due minuti. Un giochino che a Mourinho piace fare spesso per indispettire gli avversari: non è infatti la prima volta che i nerazzurri rimangono negli spogliatoi più del dovuto. E domenica sera, i rossoneri, pronti a sferrare l’assalto ai cugini nerazzurri dal primo istante del secondo tempo, si sono visti raffreddare i bollenti spiriti nel gelo di San Siro in attesa che i nerazzurri si riaffacciassero sul terreno di gioco. Anche i dettagli contano, e non poco.
Ma ciò che più pesa è il deferimento di Mourinho e Paolillo: nessuna squalifica in vista, molto probabilmente se la caveranno con una semplice ammenda, non sarebbe la prima volta per il portoghese, ma il segnale che arriva dal palazzo è chiaro: basta adombrare dubbi sulla regolarità del campionato. In serata ci ha pensato il presidente Massimo Moratti a gettare un po’ di acqua sul fuoco: «Mi aspettavo i deferimenti, ma non ho nessuna intenzione di alimentare le polemiche». Parole che mettono fine a un dopo-derby rovente, parole di distensione di chi ha capito che tenere a freno la lingua e godersi vittorie e primati può migliorare in fretta l’immagine di una società invisa a molti per via delle continue lamentele. Almeno fino alla prossima boutade di Mourinho. Il portoghese ieri ha pure scoperto di avere un inaspettato sostenitore: Luciano Moggi. Intervistato da Chiambretti nel suo show, l’ex direttore generale della Juventus ha ammesso la sua adesione al partito pro-Mourinho: «È un gran comunicatore. A me - ha spiegato - è simpatico perché fa le stesse cose che facevo io alla Juventus, ossia, confondere le acque». Allora farà la stessa fine di Moggi?, gli ha domandato Chiambretti: «Non farà la stessa fine, perché è un allenatore che fa risultati».
Archiviato il derby, dalle pagine del Times, il portoghese ha iniziato a stuzzicare Ancelotti in vista della sfida con il Chelsea di Champions League. «Penso che questa squadra sia migliore di quella dell’anno scorso, molto migliore - dice ripensando alla sconfitta subita la passata stagione contro il Manchester United -. Se tutti stanno bene, abbiamo molte più soluzioni. Sappiamo di dover affrontare una super squadra, ma anche il Chelsea sa che non sarà facile per loro contro di noi. Li conosco bene e anche loro mi conoscono». Poi un avvertimento: «Dobbiamo vincere il campionato perché vince la squadra migliore. In Champions è diverso perché ci sono fattori di fortuna che possono incidere: il momento, un giorno speciale per i singoli giocatori o un giorno negativo per l’altra squadra. Speriamo di farcela». Mourinho contro Ancelotti: per lo Special One è già iniziata una nuova sfida.
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