Globe, il teatro che resiste

Cresce il numero degli spettatori, passati dai 22mila del 2005 ai 36mila del 2009, cresce l’impegno produttivo, crescono la struttura e il prestigio di un teatro che, nato nel 2003, ha saputo conquistarsi una larga fascia trasversale di spettatori. Tanto da meritarsi il sostegno da parte del Comune che, come sottolinea il presidente della Commissione Cultura Federico Mollicone, «tiene molto al Globe Theatre, struttura che la giunta Alemanno e l’assessore Croppi confermano e continuano a sostenere».
Un segnale importante, in un periodo di sofferenza per il settore dello spettacolo, che permette alla struttura diretta da Gigi Proietti di presentare la sua nuova stagione con importanti novità. C’è l’aggiunta delle sedie nella platea, fino alla scorsa stagione riservata ai posti in piedi, c’è la nascita del punto ristoro, il Globar, e c’è l’impegno produttivo che quest’anno, per la prima volta, varca i confini di Villa Borghese e di Roma per arrivare al Teatro Romano di Verona con «La Tempesta» di Shakespeare. Ad aprire il cartellone romano del Globe l’8 luglio sarà invece «I due gentiluomini di Verona», spettacolo che vanta due nomi d’eccezione: Vincenzo Cerami, cui si deve la traduzione del testo shakespeariano tutta giocata su ambiguità e sottintesi, e Nicola Piovani che ha composto la serenata introdotta nel testo da un giovane Shakespeare.
E se Piovani ha aderito «con entusiasmo al progetto perché questo è un momento in cui tutti coloro che possono fare qualcosa per il teatro devono farlo al di là delle convenienze», c’è un altro grande nome del teatro italiano che quest’anno appare sul cartellone del Globe Theatre: Giorgio Albertazzi, nei panni di Prospero proprio ne «La Tempesta». L’attore raggiunge così il suo tredicesimo Shakespeare («senza contare i doppioni», ci tiene a sottolineare) interpretando un personaggio che definisce come «un Amleto senza dubbi». E di dubbi, sul valore del teatro, non ne ha neanche lui quando commenta la crescita del Globe, notando che «più c’è crisi più c’è teatro, più aumentano le difficoltà più la gente ha bisogno di teatro. Forse perché il teatro vive di difficoltà, di precarietà, di incompletezza. Perché ogni opera finita è un’opera morta». Le nuove produzioni in programma si aggiungono alle riprese («Sogno di una notte di mezza estate» torna in scena per il quarto anno raggiungendo la sua 34esima replica), per un totale di cinque titoli che comprendono «Molto rumore per nulla» e «La bisbetica domata». «Il Globe si sta trasformando in un teatro d’arte e come tale richiederebbe una sua compagnia stabile - ha commentato Proietti - stiamo lavorando in questo senso, così come a possibili sinergie da attivare e all'eventualità di allungare la stagione che finora è rimasta legata al periodo estivo».

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