La nostra serie “Scandali sotto il sole” prosegue questa settimana con la storiad’amore che legò Paul Newman a Joanne Woodward, come lui artista e più di lui amata dalla critica.
Era l’agosto del 1953 e i due si conobbero nell’ufficio del loro comune agente: a lui per innamorarsi bastò uno sguardo. I giornali rosa tacquero lo scandalo finché gli amanti clandestini non recitarono insieme nel film La lunga estate calda: allora i pettegolezzi bollenti di Hollywood costrinsero la moglie di lui a concedergli il divorzio.
Monica Mosca
Lezioso, quasi insipido, perfettino come la pubblicità di un gelato: fu questo il sorprendente giudizio, a dir poco bizzarro, con cui una giovanissima Joanne Woodward, 23 anni, liquidò il favoloso Paul Newman quando si incontrarono la prima volta. Ecco come andò quel pomeriggio d’agosto del 1953 nello studio dell’agente Maynard Morris, nel cuore di New York: nessuno dei presenti poteva immaginare che di lì a pochi giorni sarebbe nato uno scandalo di portata eccezionale, che avrebbemandato in frantumi un matrimonio e dato vita alla coppia più leggendaria di Hollywood.
Faceva un caldo torrido a Manhattan e Joanne Woodward, aspirante attrice, era stata convocata dal suo agente per un provino: arrivò madida di sudore, all’epoca le signorine per bene nelle occasioni di lavoro portavano i tacchi e anche i guanti di raso. Si lasciò cadere esausta sul divano e iniziò a sventagliarsi con i fogli del copione, quando nell’ufficio entrò Paul Newman, che aveva 28 anni: il suo viso lo conoscete, gli occhi azzurri ancora meglio. Da aggiungere c’è solo il completo che indossava: blu in tessuto seersucker , un cotone finissimo, e la camicia bianca inamidata. Pareva del tutto immune all’afa opprimente di New York. Anche lui era stato chiamato per lo stesso spettacolo teatrale, un dramma sentimentale intitolato Picnic e scritto dal premio Pulitzer William Inge. Paul si offrì di portare da bere a quella ragazza accaldata: fu quando tornò con una Coca Cola ghiacciata che Joanne pensò fosse «insipido», insomma un bel ragazzo ma che noia, troppo a modo. Per lui, invece, fu colpo di fulmine: quella biondina esile e disinvolta, così sicura di sé, lo stregò seduta
stante. Entrambi ottennero la parte sperata, che rappresentava il loro debutto in teatro: lui ebbe uno dei ruoli principali, lei fu presa invece come sostituta dei personaggi femminili. Con le prove iniziò anche la loro frequentazione, che fu molto ravvicinata poiché per esigenze di scena i due dovevano baciarsi più volte; presto il giudizio di Joanne cambiò e Paul da insipido le apparve sapido, anzi brillante, meglio detto: irresistibile. La passione incandescente che li legava caratterizzò la loro relazione fin da quell’estate ed era assai difficile da nascondere. Fu Paul a raccontare certi schietti dettagli nella sua tormentata autobiografia, The extraordinay Life of an Ordinary Man , alla fine uscita postuma per sua volontà: «Jeanne ed io abbiamo lasciato una scia di lussuria dappertutto, alberghi, parchi pubblici e auto a noleggio Hertz».
Lo spettacolo teatrale debuttò a Broadway ed ebbe enorme successo, rimase in scena per 477 repliche e faceva sempre il pienone: ma per i due amanti c’era un problema grosso come una casa da superare. Quell’agosto si erano infatti irrimediabilmente innamorati nonostante lui fosse sposato, avesse due bambini e sua moglie fosse incinta del terzo. Per la morale dell’epoca, se si fosse venuto a sapere sarebbe stato uno scandalo eccessivo e avrebbe stroncato la carriera dei due attori: fu la potente produzione ad intervenire, scatenando gli uffici stampa. Contrariamente a ciò che accadeva nello spietato mondo cinematografico di Hollywood, regno di paparazzi assetati di scoop, l’ambiente teatrale era molto più protettivo con i suoi protagonisti. Gli altri attori di Picnic coprirono quell’amore clandestino e la produzione si accordò con i direttori dei giornali rosa: sui due amanti, che rapidamente stavano diventando beniamini del pubblico, avevano infatti investito grandi somme e nessun giornale per lungo tempo si azzardò a rompere quel silenzio forzato.
Paradossalmente, ad aiutare Paul e Joanne fu la moglie di lui, Jackie Witte, che nel frattempo aveva dato alla luce il loro terzo figlio. Nonostante Paul se ne fosse andato di casa, rimase in silenzio, sperando in un suo ripensamento per mantenere in piedi il matrimonio; i mesi di clandestinità divennero invece anni. Il pubblico immaginava ma non sapeva e comunque si era appassionato a quella coppia strepitosa, così legata sul set e forse anche oltre. Nel 1957 Paul Newman e Joanne Woodward erano ormai due stelle e la 20th Century Fox li scritturò insieme per il film La lunga estate calda : fu allora che le fauci della vorace Hollywood li inghiottirono in un solo boccone. Il regista Martin Ritt spinse il film sfruttando la passione reale che legava i protagonisti e infarcendo la storia di scene d’amore, che evidentemente riuscirono benissimo. Il patto di non belligeranza con i giornalisti andò in frantumi: per Paul Newman il divorzio era ormai inevitabile e la moglie si arrese. Gli concesse il divorzio all’inizio di gennaio del 1958 e il 29 di quello stesso mese lui sposò Joanne con rito religioso a Las Vegas.
Sono rimasti insieme 50 anni e hanno avuto tre figli, ma c’è di più: Paul, l’uomo più affascinante del mondo, non tradì mai Joanne. »Perché dovrei andare fuori amangiare un hamburger quando ho una bistecca a casa?», rispose a un giornalista ficcanaso. Non raffinatissima, ma a suo modo una gran dichiarazione d’amore.
