Leggi il settimanale

Da Andreotti a Meloni. Il rito della conferenza che si ripete da 49 anni. Il primato di Berlusconi e il gran rifiuto di Prodi

Oggi l’incontro con la premier. Silvio è a quota 7, seguono a 4 Giorgia, Craxi e il leader Dc

Da Andreotti a Meloni. Il rito della conferenza che si ripete da 49 anni. Il primato di Berlusconi e il gran rifiuto di Prodi
00:00 00:00

La prima risale al 30 dicembre 1977, quando Giulio Andreotti guidava il suo terzo governo, quello «della non sfiducia». Fu allora che prese il via la tradizione della conferenza stampa di fine anno, organizzata da Ordine dei giornalisti e Associazione stampa parlamentare per fare il punto sull'anno appena trascorso con il presidente del Consiglio in carica. E oggi, 49 anni dopo, toccherà a Giorgia Meloni, al suo quarto appuntamento consecutivo. Che più che di fine è diventato di inizio anno, visto che le ultime tre volte l'incontro non si è tenuto sotto Natale ma a inizio gennaio.

Un appuntamento che con oggi arriva alla sua 43esima edizione, visto che in sei occasioni non si tenne. A volte per causa di forza maggiore, altre per indisponibilità del premier di turno. Silvio Berlusconi - che con sette conferenze di fine anno detiene il primato, seguito dalle quattro di Andreotti, Bettino Craxi e Meloni - ne saltò ben due. La prima nel 1994, visto che si dimise il 22 dicembre. La seconda nel 2009, ancora convalescente per l'aggressione in piazza Duomo. Ben diverse, invece, le defezioni di Amintore Fanfani nel 1982 e di Romano Prodi nel 1996, entrambe seguite da un'accesa polemica tra Palazzo Chigi e la stampa parlamentare. Sia il leader della Dc che il Professore, infatti, preferirono limitarsi a «incontri tecnici» in cui illustravano i loro provvedimenti di fine anno più che fare un bilancio complessivo in cui confrontarsi con le domande dei giornalisti. Lo scontro tra Fanfani e la stampa fu durissimo, come pure lo furono le critiche verso Prodi che usò come pretesto l'emergenza economica e il rientro forzato nei parametri di Maastricht. Negli archivi dell'Associazione stampa parlamentare con le cronache di quei giorni di Corriere della Sera e Stampa, Prodi viene accusato di aver fatto un «monologo tecnico» e di aver utilizzato lo schermo dell'urgenza finanziaria per evitare domande politiche scomode. Peraltro, scegliendo come sede della conferenza stampa Palazzo Chigi e gestendo direttamente l'organizzazione dell'evento. Che, da tradizione, è invece demandata a Odg e Asp, proprio a garanzia di terzietà, e ormai dal 2000 si tiene in «campo neutro». Quasi sempre - come oggi - nell'aula dei gruppi parlamentari della Camera. Con alcune eccezioni. Berlusconi aveva una cura certosina per l'immagine e tenne tutte le sue sette conferenze nella cornice cinquecentesca di Villa Madama, inaugurando una tradizione che avrebbero poi seguito anche Prodi e Giuseppe Conte. Nel 2021, invece, Mario Draghi scelse l'Auditorium Antonianum dell'Ordine dei Frati minori francescani. E volle che sul palco - per la prima e ultima volta - non ci fosse un unico tavolo dei relatori con lui e i presidenti di Odg e Asp, ma due tavoli separati e distanti. Fu in quell'occasione, per altro, che Draghi si definì «un nonno al servizio delle istituzioni», lanciando di fatto la sua sfortunata corsa al Quirinale.

Si arriva così a oggi. E se, come è plausibile supporre, Meloni terrà anche la conferenza stampa in cui farà il bilancio del 2026 - probabilmente ancora una volta a gennaio 2027 - la premier arriverà a cinque consecutive, come solo Berlusconi ha fatto tra il 2001 e il 2005. Ma con due governi diversi, a differenza della leader di Fdi che a oggi sembra destinata a completare la legislatura (il 4 settembre arriverà a 1.413 giorni consecutivi a Palazzo Chigi e il suo diventerà il governo più longevo dell'Italia repubblicana).

Insomma, un rito che ha quasi mezzo secolo, con i suoi pregi e i suoi difetti. Garantisce sì il confronto più ampio possibile tra stampa e vertici delle istituzioni, ma in un contesto necessariamente imbalsamato, soprattutto per come funziona la comunicazione oggi. Trovare un'alternativa migliore a una lunga sequela di domande senza possibilità di replica e fatte in base a un sorteggio di Odg e Asp, però, non è affatto facile, soprattutto senza far torto a nessuna delle testate che ogni anno fanno richiesta di domanda.

Ps: le lamentele sul non essere stati sorteggiati o sul non essere tra i primi in lista è consuetudine consolidata.

Lo testimonia un gustoso fuorionda del 1987 presente sul sito di Radio Radicale. Nell'ordine delle domande Repubblica è al 14esimo posto e il Corriere della Sera al 19esimo, dice un interlocutore all'allora premier Giovanni Goria. Che ridendo risponde: «Il Corriere soppiantato da Repubblica!».

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica