Banche e società, Forza Italia ferma sul no alla tassa sul buyback

Tajani: "Dialogo con gli istituti". E lancia una proposta per scontare i contributi ai compensi più bassi

Banche e società, Forza Italia ferma sul no alla tassa sul buyback
00:00 00:00

Mentre continua a circolare l'idea del ministero dell'Economia di una tassa sul buyback per le banche e le società quotate in Piazza Affari, sul fronte politico Forza Italia ha manifestato la sua avversione all'iniziativa aprendo però comunque al dialogo. «Noi siamo contrari a mettere tasse a chiunque», ha detto ieri il leader azzurro Antonio Tajani. «Le banche devono pagare le tasse come tutti gli altri», ma «io sono sempre stato per la linea del dialogo, non per la linea delle imposizioni», ha spiegato: «Se si deve chiedere alle banche un contributo», deve essere «come è stato fatto l'anno scorso e non come è stato fatto due anni fa, quando infatti noi abbiamo fatto saltare il blitz sugli extraprofitti». Tajani, inoltre, ha rilanciato con una nuova proposta che aggiungerebbe oltre alla riduzione dell'Irpef al 33% per quelli che guadagnano fino a 60mila euro anche lo sconto sul versamento dei contributi previdenziali in carico al lavoratore per tutti quelli che «guadagnano tra i 7,50 euro l'ora e i 9 euro».

Prima ancora, sul tema buyback, era intervenuto il portavoce di Forza Italia Raffaele Nevi : «È un progetto che non conosciamo», «vedremo ma come abbiamo detto e ripetuto Forza Italia è stata eletta per diminuire le tasse e non per aumentarle. La nostra ricetta liberale è la stessa che diceva sempre Berlusconi. Con meno tasse c'è più sviluppo, più crescita, più consumi, più occupazione e anche più entrate fiscali per lo Stato». Si è fatto sentire anche il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni «Nulla potrà essere fatto senza un accordo tra i rappresentanti del settore bancario e il governo. Le banche contribuiscono già in maniera significativa alle questioni sociali e alla lotta contro la povertà. Esse si assumono già le proprie responsabilità. Ad oggi, nessun rappresentante è ancora stato convocato».

Al momento i tecnici del ministero dell'Economia guidato da Giancarlo Giorgetti non hanno ancora messo a terra la misura, che riguarderebbe non solo gli istituti di credito ma anche le società quotate a Piazza Affari. Essenso il buyback (ovvero il riacquisto di azioni proprie) una pratica diffusa nelle aziende più grandi e con capitale in eccesso per alimentare la crescita del loro titolo in Borsa, il prelievo sarebbe giocoforza sostenuto dagli istituti più grandi. Unimpresa

osserva che un meccanismo simile esiste in Francia, con un'imposizione fiscale dell'8% sul buyback. Sono tre le grandi banche italiane (Unicredit, Intesa Sanpaolo e Mediobanca) che remunerano i propri azionisti ricorrendo, oltre che al dividendo, al riacquisto delle azioni proprie, con investimenti superiori ai 15 miliardi di euro solo nell'ultimo biennio.

Ma la leva del buyback non è una prerogativa del mondo del credito: sono infatti diverse le società che utilizzano questo strumento, dai colossi energetici Enel ed Eni, a gruppi industriali come Stm, Stellantis, Ferrari e Prysmian, ma anche operatori finanziari di rilievo come Nexi e il big assicurativo Generali.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica