I guru de' noantri - famosi per aver vaticinato Kamala Harris alla Casa Bianca e profetizzato un'Italia isolata in Europa col governo Meloni - narrano di una maggioranza disintegrata dall'inutile vittoria del No al referendum (lo dice Prodi, non io) che starebbe per cedere alle elezioni anticipate. Narrano anche di una premier in crisi, ma non appena si esce dai talk show ci si accorge che il referendum ha fatto più male al No che al Sì, oltre che agli italiani sotto processo. Chi tifa l'islamismo e odia le democrazie, spera anche nella crisi economica per profetizzare elezioni anticipate, cambi di casacca e un Paese in bilico sul voto di Vannacci. Intanto Giorgia Meloni fa Giorgia Meloni, l'unica strategia che conosce, come dimostrato in questi tre anni e fischia di governo. Mentre qui si chiacchiera e si disegnano scenari, lei blinda il governo, chiedendo le dimissioni di chi ha punti deboli. Poi dice no agli americani a Sigonella e vola nel Golfo Persico al centro del conflitto. Lo fa per l'energia e per avere un ruolo centrale in quell'Europa che fa fatica a parlare e che oggi è rappresentata nella sua crisi da Emmanuel Macron, pronto a inchinarsi a un regime come quello iraniano pronunciando il mantra degli ayatollah per far passare una nave a Hormuz. Il tutto mentre i piloti americani rischiano la vita.
Inutile dire da che parte sto. E perché Trump o la destra abbiano ragione. Ma perché sono gli unici attori in campo. Non esiste più una sinistra capace di dirci chi è senza avere un nemico. Solo che stavolta ha sbagliato nemico.