La scuola non è un diplomificio, il disagio giovanile cresce anche per colpa dei social e l’Occidente rappresenta un sistema di valori che va difeso e trasmesso alle nuove generazioni. Giuseppe Valditara traccia la rotta dell’istruzione italiana e non rinuncia a qualche stoccata ai suoi avversari politici. Il ministro dell’Istruzione e del Merito è intervenuto al Salone dello Studente e del Prof di Campus, in corso al Parco Esposizioni Novegro di Segrate, nel Milanese, durante l’incontro “La sfida delle EducAzioni nella società della complessità” con Gabriele Barberis. Un’occasione per fare il punto sulle riforme avviate dal governo, sulle difficoltà degli studenti e sul ruolo educativo della scuola.
Uno dei nodi principali è quello del disagio giovanile, che per il ministro non deve essere confuso con una crisi del sistema scolastico. “Non c’è una crisi della scuola semmai c’è un problema di giovani che manifestano un disagio sempre più rilevante”, ha osservato Valditara, individuando nell’utilizzo dei social network e degli strumenti digitali una delle principali criticità. Un fenomeno che, a suo giudizio, riguarda non soltanto il benessere psicologico dei ragazzi, ma anche la qualità dell’apprendimento.
Il titolare di viale Trastevere ha richiamato gli studi internazionali sull’impatto delle nuove tecnologie, sostenendo che “il calo generalizzato degli apprendimenti a livello mondiale è stato proprio collegato dagli esperti all’utilizzo anche a scopo didattico del digitale dello smartphone e quant’altro”. Da qui la necessità di intervenire per contrastare quello che definisce uno “scollegamento con la realtà”, educando i più giovani a un utilizzo consapevole dei social ed evitando gli abusi. Una linea che si inserisce nella decisione del ministero di vietare l’impiego dei cellulari durante le attività didattiche.
Per Valditara, tuttavia, i divieti non bastano. Occorre anche “prenderci cura delle fragilità che si possono manifestare”, affrontando una condizione di disagio che, secondo il ministro, vent’anni fa non aveva le dimensioni attuali. In questo quadro si collocano gli interventi sul supporto psicologico e la valorizzazione del docente tutor, chiamato a individuare difficoltà e potenzialità degli studenti.
Il principio di fondo è quello della cosiddetta “scuola costituzionale”, un modello che “mette al centro la persona dello studente” e “valorizza i talenti dei giovani”. Il docente tutor, ha spiegato Valditara, deve “coordinare la didattica per individuare le potenzialità, le fragilità di ogni giovane”, contribuendo a costruire percorsi formativi maggiormente personalizzati. Perché “la scuola non è un diplomificio”, ma la massima istituzione formativa del Paese, chiamata a preparare cittadini consapevoli, la futura classe dirigente e le generazioni che parteciperanno alla vita pubblica.
Un passaggio è stato dedicato anche ai tempi necessari per valutare l’efficacia delle riforme. “Come ha detto Ernesto Galli della Loggia in un’intervista, perché le riforme della scuola funzionino e abbiano dei risultati evidenti, ci vogliono anni”, ha sottolineato il ministro. E ancora: “Molte di queste riforme produrranno i loro effetti nel tempo. Ovviamente abbiamo ancora un anno per portare a compimento molte di queste riforme”. Un richiamo alla necessità di dare continuità ai cambiamenti avviati, senza pretendere risultati immediati. Oltre alle nuove indicazioni nazionali per i licei, Valditara ha citato la trasformazione dell’insegnamento della matematica: “Abbiamo introdotto una nuova forma di didattica, utilizzando anche l’intelligenza artificiale”. Una novità che sta fornendo “risultati” importanti, anche tra coloro che non manifestano una predisposizione naturale verso la materia.
Ma è soprattutto sul terreno dei valori occidentali e dell’integrazione che Valditara ha alzato i toni, riservando una bordata ai suoi avversari. “Abbiamo il dovere di ricordare i grandi valori di riferimento della civiltà occidentale, che ruotano attorno alla centralità della persona, alla democrazia e alla libertà. I miei avversari hanno negato che l’occidente sia un valore, evidentemente per loro lo è la repubblica teocratica islamica o l’Unione sovietica. Bisogna avere il coraggio di affermare che l’Occidente è un sistema di valori”, ha dichiarato. Un’affermazione con cui il ministro ha ribadito la propria idea di scuola come luogo di trasmissione non soltanto delle conoscenze, ma anche dei principi fondamentali della nostra società.
Da qui il riferimento all’integrazione degli studenti e delle famiglie di origine straniera. “Se vogliamo veramente integrare, chi viene a vivere con noi deve condividere questi valori fondamentali”, ha precisato Valditara. E infine il concetto ribadito senza giri di parole: “Bisogna essere chiari: integriamo chiunque condivida i nostri valori, che vanno imparati a scuola”.
Un altro capitolo riguarda l’educazione al rispetto, all’empatia e alla responsabilità individuale. “Abbiamo per la prima volta introdotto l’educazione al rispetto, a relazioni corrette e all’empatia”, ha ricordato Valditara, soffermandosi anche sulla necessità di prevenire la violenza nelle relazioni affettive: “Relazioni corrette vuol dire saper accettare il no che ti dice la tua fidanzata, non confondere la gelosia con l’amore”. La scuola, però, deve anche insegnare ad affrontare le difficoltà: “Non deve essere la stampella della tua vita che ti tiene in piedi anche se tu magari cadi. La scuola deve essere quel grande strumento che ti insegna a rialzarti”. Spazio anche alla sicurezza stradale, con un monito ai ragazzi ricordando il caso della banda della minicar: “Quando hai in mano una moto, una bicicletta, un monopattino, una microcar o un’automobile hai in mano uno strumento che può uccidere una persona”. Da qui l’appello a non guidare dopo aver assunto alcol o droghe. Infine, un richiamo alle responsabilità delle famiglie nell’utilizzo delle tecnologie da parte dei più piccoli. “I genitori devono aprire gli occhi”, ha ammonito il ministro, mettendo in guardia dai rischi di un accesso incontrollato a smartphone e social network.
