Il gran rifiuto Scalfaro e lo scarabocchio negato

Carissimo Massimiliano, approfitto del Giornale per raccontarti un fatto curioso che mi è capitato. Innanzitutto una premessa doverosa a titolo d'informazione. Da circa vent'anni coltivo un hobby un po' particolare e credo unico al mondo; ovvero ritrarre in chiave caricaturale i personaggi famosi che via via mi capita di incrociare in qualche manifestazione, regalare loro la caricatura in cambio di un autografo, possibilmente anche una dedica per buon ricordo.
Non so se te ne avevo mai parlato o mostrato qualcosa, ma posso citare, tra le mie «prede» personaggi come Andreotti, Shimon Peres, Gaber, Gassman, Branco, Jugovic, Berlusconi e D'Alema, Dario Fo e Modigliani, ultimo della serie Franco Marini, catturato qualche sera fa alla festa del Pd.
Niente di offensivo né satira in questi casi, solo un'idealizzazione del personaggio. Anche la satira o le vignette che il Giornale solitamente pubblica mi hanno permesso di fare amicizia con questo o con quel politico, destra o sinistra che sia ed anzi, mi scuso con qualcuno se lo faccio attendere un po' per gli originali, ma ho l'archivio in disordine e lo sto rimettendo in ordine solo ora.
Premesso ciò, venerdì sera era il turno di Oscar Luigi Scalfaro, benemerito Presidente dello Stato, ospite della festa del Pd. La stessa sera c'era anche Veltroni, ma il tempo stringeva e, dovendo scegliere tra un novantenne ed un sessantenne, è ovvio che la scelta è stata scontata poiché l'occasione rischiava di diventare irripetibile. Non che Scalfaro sia il massimo della simpatia, però di fronte alla mia collezione, non posso avere di questi scrupoli. Alle 19 e 15 arrivo alla festa con la mia caricatura sotto braccio e le due fotocopie a colori per l'autografo. Aspetto circa tre quarti d'ora a sentire il vegliardo parlare dei suoi ricordi di 30, 40 o 60 anni fa, della Costituente, dei suoi colleghi di allora, lanciare i suoi anatemi contro Berlusconi, contro Storace, contro tutti coloro che non la pensano come lui, insomma.
Dopo quasi un'ora di queste cose, e, quando, con gioia ha finito il suo sproloquio mi avvicino come mio solito per il rito della consegna e dell'autografo. Purtroppo c'era un po' troppa ressa e d'accordo con il servizio d'ordine lo aspetto a metà strada verso la macchina. È il momento giusto: lo fermo, gli consegno il disegno, ma al momento dell'autografo di rito mi dà indietro il tutto e mi prega di spedirgli tutto a Roma (...). Ma come? Sei qui, te lo lascio tu mi fai uno scarabocchio e finisce tutto per mia buona pace. Invece no: Oscar Luigi si allontana e il suo segretario mi lascia l'indirizzo di Roma a cui spedire la roba.
Ricordo che già 10 anni fa spedii tutto a Roma al Senato, ma non ho mai avuto risposta alcuna: perché dovrebbe rispondermi da via Giustiniani ora? Lo farò, per carità, ma ciò «inquina» la mia collezione: sarà realmente lui che firmerà una eventuale risposta? Sono rimasto deluso. È il primo personaggio che rifiuta il «giochetto» anzi, il secondo visto che il primo è stato Bill Clinton, ma forse era in altre faccende affaccendato, ma Scalfaro... Neanche la Regina Elisabetta, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI si son tirati indietro al rito.
Ricordo che il Presidente Giovanni Leone invitò al Quirinale Alighiero Noschese e stette con lui a mostrargli la propria camminata e i propri gesti affinché potesse imitarlo meglio. Non pretendevo cotanta grazia, ma Oscar Luigi Scalfaro uno scarabocchio poteva anche farmelo...