Un anno fa scrissi una serie di articoli sinceri ed amari su Forza Italia e la sua crisi latente, quando il partito sembrava inerte, di fronte a un popolo liberale che chiedeva una azione politica chiara e forte. Ieri la musica suonata da Berlusconi a Gubbio era quella dellattacco galvanizzante e unificatore, di quelli che danno la carica perché in grado di offrire sia la prospettiva della vittoria, sia la road map per coglierla. Ed è questo ciò di cui ha bisogno un partito umorale come Forza Italia, che tende a cadere in depressione quando il suo leader non suona la tromba.
Berlusconi è stato sferzante, trascinante e ha chiuso ogni spazio ad equivoci o ambivalenze: niente governi istituzionali quando Prodi cadrà, ma elezioni anticipate subito. Quanto alla legge elettorale, valgono gli accordi presi con gli alleati, ma se emergenza e urgenza lo imponessero, si può votare con la legge che cè. Limportante è vincere.
Lex presidente del Consiglio ha letto lultimo sondaggio di Euromedia Research secondo cui lintero centrodestra è al 56 per cento, il centrosinistra al 44 con il nuovo Partito democratico fermo al 27 di fronte a una Forza Italia al 32,7. Secondo la stessa agenzia la popolarità di Berlusconi è al 63 per cento mentre quella di Prodi è al 32,7 per cento, con un rapporto quasi di due a uno. Certo, i sondaggi non sono le urne, ma è fuori di dubbio che il Paese nel suo complesso, compresa una parte importante dellelettorato di centrosinistra, non soltanto è deluso da Prodi, ma rimpiange apertamente Berlusconi.
Inoltre, abbiamo udito una difesa secca del bipolarismo e anche questo ci sembra un importante servizio alla democrazia: le derive neocentriste puntano ad espropriare il diritto degli italiani di licenziare ed assumere governi e maggioranze, mentre il neocentrismo vorrebbe riportare la politica alla stagione dei baratti. Il progetto di Berlusconi è quello di puntare al partito unico delle libertà cominciando intanto dalla federazione con An e Udc, in alleanza organica con la Lega al Nord. La squadra politica resta dunque quella di sempre.
Berlusconi era in grandiosa forma, ma il contenuto del suo discorso ci è sembrato particolarmente potente perché in grado di ridare vigore a un partito che tende a sfilacciarsi su questioni inesistenti come quella dei circoli: «un grande fiume non teme gli affluenti», ha detto Berlusconi che avverte aria di implosione nel governo Prodi. Può darsi che limplosione arrivi: la nascita del Partito democratico e della nuova formazione di sinistra sono fattori destabilizzanti in una compagine il cui equilibrio si regge con lo sputo. Ma la destabilizzazione è bilanciata dallattaccamento alla poltrona, che è un gran collante.
UN GRANDE FIUME NON TEME AFFLUENTI
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