Grotta Azzurra chiusa, l’estate nera di Capri

NapoliUn colpo dietro l’altro e l’estate di Capri rischia di finire kappaò. A rendere opaca la luce della perla del Golfo ieri ci ha pensato una maleodorante striscia di schiuma bianca che ha profanato uno dei monumenti naturali più visitati e amati al mondo: la Grotta azzurra. Per qualche ora, il colore azzurro-cartolina del mare si è intorbidito, un odore nauseabondo si è levato e ha intossicato alcuni barcaioli che portavano i turisti in visita alle «stanze» della grotta, la cosiddetta Galleria dei Pilastri e alla Sala dei Nomi, come accade ormai dal 1826, quando il pescatore Angelo Ferrari scoprì la cavità naturale. Tra le barche è scattato il fuggi fuggi e poco dopo la Capitaneria di Porto ha messo i sigilli alla «fessura» d’accesso.
Davvero un brutto affare per Capri. Difficile conciliare la fama di un ambiente naturale splendido e intonso con i miasmi che ieri salivano dal mare. E il peggio è che non si tratta di un episodio isolato: per Capri e Anacapri, i due Comuni dell’isola, rischia di essere l’estate più nera. In dieci giorni, proprio il punto di forza dell’isola, l'ambiente ha ricevuto cinque «picconate». Prima della schiuma biancastra, infatti, c’erano stati altri quattro episodi, che hanno messo a dura prova l'immagine di Capri. Anzitutto i liquami versati in mare da due operai di una ditta di spurghi (ma si indaga sul ruolo della criminalità organizzata). Poi il clamore dell’arresto del titolare di famosi Bagni di Tiberio (ora è agli arresti domiciliari) per aver scaricato bottiglie rotte nelle acque della Marina. E ancora il blackout che ha isolato Capri da Anacapri per alcune ore. E infine, persino la scoperta di una piantagione di cannabis, che la polizia giudiziaria ha individuato non lontano dalla Grotta Azzurra.
E ora si cerca di tamponare il caso del giorno: la striscia di schiuma biancastra si è insinuata nella grotta proprio sotto gli occhi di tanti turisti. E un barcaiolo è svenuto a causa del fetore, altri tre sono stati soccorsi in ospedale. Davanti all’ingresso della grotta ora sono al lavoro i biologi dell’Asl, chiamati ad analizzare la schiuma e a dire se il mare del monumento naturale sia inquinato oppure no.
Nel tardo pomeriggio, non essendoci alcun provvedimento formale di chiusura, per circa un’ora, le barchette hanno ripreso a lavorare con i turisti. Ma, in serata, la Capitaneria di porto di Napoli ha interdetto lo spazio di mare antistante la Grotta azzurra. Una sorta di atto dovuto, che resterà in vigore fino a quando non saranno resi noti i risultati delle analisi (non prima di un paio di giorni).
La Capitaneria di porto sta svolgendo indagini per cercare di chiarire da dove provenisse il liquido biancastro. Se, sia stato versato in mare da qualche locale che si trova nelle vicinanze oppure da una delle tante barche che attraversano il mare caprese. Sull’isola non si parla d’altro. C’è chi parla di complotto contro Capri; chi, invece, di circostanze casuali e le istituzioni locali giurano che il mare che circonda l’isola non è inquinato. Il sindaco di Anacapri (nel cui territorio ricade la Grotta azzurra), Francesco Cerrotta, è convinto che «il liquame che ha invaso la Grotta azzurra, non proviene dalla nostra isola ma, è stato trasportato dalle correnti, probabilmente un natante ha scaricato in acqua ed è arrivato fino a Capri».
E, per dimostrare che il mare è pulito, Corrotta si è tuffato davanti alla Grotta azzurra. L’assessore ai Lavori pubblici di Anacapri, Ermanno Balsamo, sente puzza di bruciato su tutte queste vicende che stanno «sporcando» l’isola: «Vedo i titoloni sui giornali e sui siti dei più importanti quotidiani. Capri è sulla bocca di tutto il mondo ma, quando arriveranno i risultati delle analisi, sicuramente buoni per l’isola, scriverete che siamo sani?». Intanto il processo a carico dei due operai arrestati il 16 agosto scorso dalla polizia giudiziaria mentre versavano proprio nelle acque della Grotta azzurra alcune tonnellate di liquami fognari, è stato rinviato a settembre.
carminespadafora@libero.it

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