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"La guerra è un affare come sapeva Le Carré"

Dopo dieci anni di attesa arriva la seconda stagione della serie tv di spionaggio "The Night Manager". Parla Tom Hiddleston

"La guerra è un affare come sapeva Le Carré"
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Dieci anni fa debuttava The Night Manager, serie in sei puntate che vedeva protagonista Tom Hiddleston nei panni dell'agente dell'MI6 Jonathan Pine. Fu un successo immediato, aiutato dalla collaborazione dell'autore del romanzo da cui la serie era tratta, John Le Carré, e da un cast importante: Olivia Colman interpretava il capo di Pine, Hugh Laurie era l'antagonista, un pericoloso venditore d'armi. Con la fine della stagione però, finiva anche il racconto del romanzo. "Ma durante la premiere, al festival di Berlino, David Cornwell, che è il vero nome di John Le Carré, mi fece un sorrisetto malizioso e disse: potrebbe esserci di più", racconta Hiddleston. Nel frattempo Le Carré/Cornwell è passato a miglior vita, eppure quel "di più" è diventato realtà e ora su Prime Video è arrivata la seconda stagione. "Ho sempre voluto riprendere il ruolo di Jonathan Pine, ma il timore di rovinare tutto era concreto. Poi David Farr, che aveva già adattato il romanzo, ha buttato giù la sceneggiatura giusta".

Pine, che prima della sua avventura con i servizi segreti faceva il direttore notturno di un hotel, non è mai tornato all'attività alberghiera, vero?

"Sapevo che Pine non lo avrebbe fatto, che la sua furia morale lo avrebbe portato a continuare, sapevo che avrebbe avuto bisogno di restare in servizio attivo. Una volta visto cosa c'è dietro il sipario, diventa difficile tornare indietro".

Ora cosa fa?

"Il direttore dell'unità clandestina Night Owls. Anche in questo caso lavora di notte, si occupa di sorveglianza, un lavoro noioso sino a che non succede qualcosa che gli permette di infiltrarsi in un cartello colombiano delle armi".

La noia finisce e inizia il divertimento. Pine troverà persino il tempo per una scena sexy a tre.

"Lo vedremo rischiare, sacrificarsi, sedurre, tradire e viaggiare molto".

Dove?

"Essenzialmente in Colombia, dove è ambientato il libro di Le Carré, quindi siamo tornati alle origini. Abbiamo girato a Medellin, Cartagena e sulla costa. È un posto meraviglioso, la Colombia, pieno di cultura, musica, umanità".

Ha girato la prima stagione a 35 anni, ora ne ha 45. Non deve essere stato la stessa cosa girare le scene d'azione.

"Il corpo reagisce in modo diverso, vero, ma amo così tanto il personaggio che non ho sentito la fatica".

Chi è davvero Pine?

"Le Carré una volta mi disse: Pine sono io e ora deve diventare te. E questa frase ha fatto sì che quel personaggio non mi abbandonasse mai in questi dieci anni. Pine è un uomo di grande caratura morale che non smette mai di credere nel bene. Nei racconti di Le Carré c'è una propensione alla ricerca del nocciolo della verità sul mondo e sugli esseri umani, e Pine ne è il riflesso".

Il mondo in questi dieci anni non è affatto migliorato.

"Non sono stati anni facili, per il mondo e per tutti noi. Immaginate quanto più complessi possano essere stati per chi lavora nei servizi di sicurezza e di intelligence. È intrigante raccontare una storia partendo da queste basi e tornare al personaggio di Pine portando con me l'esperienza dell'ultimo decennio. È un po' come se il mondo avesse preso in mano le redini del racconto".

Infatti questa seconda stagione aggiorna la

storia agli scenari geopolitici moderni.

"La guerra è un grande business e in questo momento un affare che va forte. Succede da sempre che il conflitto crei potere e arricchisca alcuni, e oggi è ancora più evidente".

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