La guerra dei Carc: tutti di ronda contro le ronde

Roma«10, 100, 1.000 ronde popolari contro i fascisti e i razzisti!». Saranno pure comunisti e firmano i volantini con «Facciamo dell’Italia un nuovo paese socialista» con tanto di punto esclamativo in fondo, ma ai Carc la pubblicità di questi giorni deve essere piaciuta tantissimo. Molti giornali hanno dato conto delle gesta dei «Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo» e dei Sss, spericolata sigla che starebbe per Servizi sociali sicurezza, ma ricorda qualcos’altro. E sono, se ci fosse bisogno di spiegarlo, di destra.
Le due «ronde», rosse e nere, per dare un po’ più di sicurezza ai cittadini di Massa, se le sono date di santa ragione impegnando le forze dell’ordine.
Ieri, a poche ore di distanza dal fattaccio, i Carc hanno diramato un comunicato che sprizza gioia e mette il bollino ideologico ai tafferugli. «Contro il proliferare delle squadre fasciste e razziste fomentato dalla banda di reazionari che governa il nostro Paese (i fascisti e i razzisti raccolti nel governo Berlusconi, gli apparati polizieschi e parapolizieschi legali e illegali) dobbiamo organizzarci, mobilitare gli antifascisti, gli immigrati, i sinceri democratici a dar vita a ronde popolari antifasciste e antirazziste. Questo è il principale insegnamento e frutto che traiamo dall’esperienza e dalla lotta che in questi giorni il Partito dei Carc e l’Asp (Associazione di solidarietà proletaria, ndr) hanno condotto nella città di Massa contro le ronde di fascisti e razzisti». Insomma, entusiasti per l’aria anni Settanta che si respirava nella città toscana i Carc aprono il reclutamento e promettono di esportare ovunque la guerra per bande. Il programma è: organizzare le «ronde proletarie» per «farla finita con fascisti, razzisti, fomentatori dell’odio e della guerra tra le masse».
Certo, quelle dei Carc non sono propriamente ronde, così come le intende il governo. E come ci sono nei Paesi anglosassoni. Ma, si sa, gli italiani hanno il sangue caliente e all’ideologia non rinunciano mai. I Carc combattono quelli che dal loro punto di vista sono i veri criminali. E vogliono farsi carico, a modo loro, del problema dell’ordine pubblico. «Il degrado economico, sociale e ambientale dei quartieri e del territorio, come la delinquenza, l’usura, l’ignoranza, le violenze sulle donne, i morti sul lavoro - spiegano - sono il prodotto della gestione dell’attuale società da parte di una banda di capitalisti parassiti, speculatori e ruffiani».
Insomma, tutta colpa della «banda Berlusconi» nella quale includono anche Rifondazione comunista e i Comunisti italiani. Al posto della banda i Carc vorrebbero mettere un «governo che apra la strada all’instaurazione di nuove e più avanzate relazioni sociali, il socialismo». Obiettivo ambizioso e lontano. Per il momento vanno bene le botte per strada con l’estrema destra. «Le ronde proletarie antifasciste e antirazziste come quella promossa dai compagni a Massa sono un ottimo strumento di organizzazione delle masse popolari» e per «creare le condizioni per l’instaurazione del governo del Blocco popolare».
Per quanto riguarda la cronaca, come tradizione nelle risse di trent’anni fa, destra e sinistra si sono rimpallate le responsabilità della prima provocazione. La magistratura sta indagando e ieri le agenzie di stampa davano conto del fatto che i riflettori sono puntati sul gruppo di destra, al quale avrebbe partecipato anche un maresciallo dei carabinieri, massese, ma in servizio a Pisa. Ci sono filmati che riprendono nel mezzo della rissa un uomo che lancia una sedia contro un poliziotto: la persona inquadrata sarebbe proprio il militare. Gli scontri hanno alimentato la polemica sul pacchetto sicurezza e ieri si sono fatti sentire soprattutto sindaci e governatori. Quello di Massa, Roberto Pucci, ha annunciato che vieterà le ronde: «Il ministro Maroni se le vuole, le faccia a casa sua». Anche il presidente della giunta veneta, Giancarlo Galan, invoca prudenza, ma ha spiegato anche che le ronde «se fatte secondo i criteri emanati dal Governo, sono una cosa che può essere utile, e io penso che lo sia per davvero».

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