«Le forze militari israeliane hanno eliminato la minaccia di una invasione di Israele da parte di Hezbollah. La guerra continua, anche nella zona di sicurezza in Libano». Benjamin Netanyahu tira dritto e non ne fa mistero nel corso della sua visita alle Idf nel sud del Paese dei cedri, insieme al ministro della Difesa Israel Katz. La battaglia tra Stato ebraico e Partito di Dio non si placa. Secondo le forze israeliane, un drone appartenente al Partito di Dio, lanciato dal Libano, sarebbe stato intercettato sopra la zona di Kiryat Shmona. Violenti combattimenti tra l'Idf e i miliziani del movimento sciita a Bint Jbeil, nel sud del Paese dei cedri. Tsahal ha fatto irruzione in un ospedale nella città, dove si erano asserragliati alcuni militanti di Hezbollah, uccidendo circa 20 uomini armati e sequestrando armi. Lo riporta il corrispondente dell'agenzia di stampa libanese Nna, secondo cui le forze israeliane stanno cercando di avanzare, con «pesanti bombardamenti di artiglieria che prendono di mira la periferia, i suoi ingressi e i villaggi vicini». Ma le tensioni crescono. In due occasioni, ieri, soldati dello Stato ebraico hanno speronato veicoli italiani dell'Unifil con un carro armato Merkava, in un caso causando danni significativi. Non ci sarebbero feriti.
Mentre almeno 11 persone sono rimaste uccise in nuovi raid israeliani, cinque delle quali nella località di Qana e altre sei a Maaroub. Nella notte le forze armate israeliane avevano annunciato di aver individuato «un lanciarazzi pronto a sparare contro Israele nella zona di Jouaiyya». Poco dopo il lanciarazzi è stato colpito e distrutto. Il tutto avviene mentre si avvicina l'inizio del negoziato a Washington, previsto per domani, che vedrà riuniti l'ambasciatrice libanese negli Stati Uniti, Nada Mouawad, l'ambasciatore israeliano, Yechiel Leiter, e l'ambasciatore americano a Beirut, Michel Issa. I colloqui si concentreranno sul disarmo di Hezbollah e sugli sforzi per raggiungere una pace duratura tra Israele e Libano. Ma le autorità dello Stato ebraico sembrano prepararsi alla possibilità di ulteriori scontri e attacchi da parte di Hezbollah in vista dell'incontro. Le restrizioni sugli assembramenti pubblici sono state inasprite nelle zone del confine settentrionale di Israele e la decisione di riaprire le scuole in quelle aree è stata revocata.
Intanto, in Israele, Itamar Ben Gvir rompe un altro tabù ma rischia di incendiare le tensioni fra i palestinesi e lo Stato ebraico, già impegnato sul fronte libanese e contro l'Iran. Il ministro israeliano della Sicurezza nazionale ha pregato ieri mattina sul Monte del Tempio, per i musulmani Spianata delle Moschee. Ben Gvir ha a lungo rivendicato il diritto di preghiera per gli ebrei in questo luogo, e le sue precedenti visite hanno suscitato aspre condanne in tutto il mondo arabo. «Qui mi sento il padrone di casa», ha esordito l'esponente di estrema destra del governo Netanyahu. «Continuo a sollecitare il primo ministro a fare sempre di più». Ben Gvir ha promesso di continuare a fare pressione su Netanyahu affinché ampli l'accesso degli ebrei al luogo sacro, mentre la Giordania ha condannato la visita del ministro al sito. Accanto a lui, il rabbino Elisha Wolfson della Yeshiva del Monte del Tempio.
Israele ha conquistato la Città Vecchia, compreso il Monte del Tempio, durante la Guerra dei Sei Giorni del giugno 1967. Il monte sorgeva dove un tempo si trovavano i due templi ebraici dell'antichità e ospita la moschea di Al-Aqsa, il terzo luogo più sacro dell'Islam. La preghiera di Ben Gvir è in violazione dello status quo. Infatti, in base a un accordo consolidato, gli ebrei possono visitare il complesso, ma non pregarvi, poiché è amministrato dal Waqf giordano, un ente religioso musulmano.
A gennaio, la polizia, di cui Ben Gvir è a capo, ha permesso per la prima volta ai fedeli ebrei di salire sul Monte del Tempio con dei fogli di preghiera stampati e distribuiti dagli studenti della Yeshiva del Monte del Tempio.