Che ne sarà del corpo dell'ayatollah Ali Khamenei, che fino al 28 febbraio, giorno della sua eliminazione in un raid Usa-Israele, è stato il deus ex machina della teocrazia iraniana? Il corpo è stato recuperato e identificato dalle macerie del suo compound a Teheran. Diversi resoconti indicano che una fotografia del cadavere è stata mostrata al presidente americano Donald Trump e al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu come prova della sua «eliminazione», confermata anche da Teheran. Ma l'immagine non è stata mostrata in pubblico. Non sappiamo ancora se verrà mai esibita, ma sappiamo che il cadavere di un uomo simbolo, anche se di un regime feroce, può trasformarsi in quello di un martire e la sua tomba in un mausoleo, un santuario dell'estremismo politico o religioso, ragione per cui in passato si è deciso di evitare una sepoltura pubblica. Unica eccezione, quella di Saddam Hussein, presidente dell'Irak fino al 2003, che venne impiccato nella base militare Camp Justice di Baghdad nel 2006 dopo una sentenza del Tribunale Speciale iracheno. Il suo corpo fu consegnato alla famiglia e sepolto in un mausoleo vicino a Tikrit, suo villaggio natale, in una tomba diventata un simbolo per i sostenitori dell'ex regime baathista, ma vandalizzata in varie occasioni.
Per evitare pellegrinaggi e profanazioni, le cose sono andate diversamente in tutte le altre occasioni. Il corpo di Osama Bin Laden, leader di Al Qaida ucciso in Pakistan il 2 maggio 2011 dai Navy Seals americani, è stato gettato - meglio sepolto - nel Mar Arabico dopo l'identificazione, entro 24 ore dalla morte come prevede la tradizione islamica, e in seguito a lavaggio e preghiera funebre. Gli Stati Uniti denunciarono la difficoltà nel trovare un Paese disposto ad accettare i resti del terrorista, ma spiegarono anche di voler evitare che il luogo di sepoltura diventasse una calamita per i seguaci di Al Qaida.
Prima di lui era toccato a Muammar Gheddafi, leader della Libia ucciso il 20 ottobre 2011 dai ribelli libici a Sirte durante la guerra civile. Il corpo fu maltrattato post-mortem, con tanto di video che mostrarono gli abusi sul cadavere, esposto per giorni in un freezer in un centro commerciale a Misurata, per mostrare la prova della morte ai concittadini. Fu poi sepolto in segreto in una tomba anonima nel deserto libico, probabilmente vicino a Sirte, proprio per evitare che il sepolcro diventasse un luogo di culto o proteste.
L'ultimo caso è quello di Yahya Sinwar, leader di Hamas ucciso il 16 ottobre 2024 dalle Forze Armate d'Israele in un combattimento a Rafah, nel sud della Striscia di Gaza, e ritrovato fra le macerie dopo il raid.
Israele ha rilasciato foto e video dei momenti finali della sua vita e del corpo. Ma nessuna sepoltura pubblica. Il destino del cadavere non è mai stato reso noto. Perché anche da morti, terroristi e dittatori, possono ancora nuocere.