Le dimissioni del direttore del Centro nazionale antiterrorismo degli Stati Uniti aprono una frattura ai vertici della sicurezza americana nel pieno della guerra contro l’Iran. Joe Kent, nominato nel 2025 alla guida del National Counterterrorism Center, ha lasciato l’incarico dichiarando di non poter sostenere un conflitto che, a suo giudizio, non era necessario per la difesa degli Stati Uniti.
La sua uscita di scena rappresenta la prima dimissione di alto livello legata direttamente alla guerra in corso e mette in evidenza tensioni interne all’amministrazione guidata da Donald Trump.
After much reflection, I have decided to resign from my position as Director of the National Counterterrorism Center, effective today.
— Joe Kent (@joekent16jan19) March 17, 2026
I cannot in good conscience support the ongoing war in Iran. Iran posed no imminent threat to our nation, and it is clear that we started this… pic.twitter.com/prtu86DpEr
Chi è Joe Kent, direttore dell’antiterrorismo Usa
Kent, 45 anni, è un veterano delle forze speciali statunitensi e della CIA, la cui moglie, Shannon Kent, tecnico crittografico della Marina, è rimasta uccisa in un attentato suicida in Siria nel 2019. Kent ha all’attivo oltre vent’anni di servizio, tra cui numerosi incarichi in operazioni antiterrorismo e missioni all’estero. Dopo aver lasciato l’esercito ha lavorato nel settore della sicurezza e dell’intelligence, prima di entrare in politica nell’area repubblicana.
Nel 2025 è stato nominato direttore del National Counterterrorism Center, l’agenzia che coordina l’analisi delle minacce terroristiche per il governo statunitense e fornisce consulenza al presidente e alla comunità di intelligence. La sua conferma era avvenuta in un clima politico teso, per le sue posizioni considerate molto vicine all’ala più conservatrice del Partito Repubblicano.
Perché si è dimesso: “L’Iran non era una minaccia imminente”
Kent, in una lettera indirizzata a Trump, ha annunciato le dimissioni con effetto immediato, spiegando di non poter sostenere la guerra contro l’Iran. Nella comunicazione con cui ha lasciato l’incarico ha affermato che Teheran non rappresentava una minaccia imminente per gli Stati Uniti e che quindi non esistevano le condizioni per giustificare un intervento militare.
L’ex direttore ha, inoltre, denunciato la "campagna di disinformazione" messa in campo, a suo giudizio, da parte di alti funzionari israeliani e dai media che avrebbero minato la "piattaforma America First" del presidente. "Come veterano che ha partecipato a 11 missioni di combattimento e come marito di una soldatessa morta in una guerra provocata da Israele, non posso appoggiare l'invio della prossima generazione a combattere e morire in una guerra che non apporta alcun beneficio al popolo americano né giustifica il costo delle vite americane", ha tuonato nella sua lettera di dimissioni.
Il legame con la guerra in Iran e le accuse di pressioni da Israele
Nel messaggio di dimissioni Kent ha accusato apertamente l’amministrazione Trump di essere entrata in guerra sotto pressione di Israele e della sua lobby negli Stati Uniti, sostenendo che la decisione sarebbe stata guidata da motivazioni politiche più che da valutazioni di sicurezza nazionale.
Secondo la sua versione, l’Iran non rappresentava una minaccia immediata alla sicurezza americana e il coinvolgimento americano nel conflitto rappresenterebbe una scelta strategica controversa che sta provocando tensioni anche all’interno delle istituzioni statunitensi.
Nella lettera, Kent ha affermato di aver precedentemente sostenuto il programma di politica estera di Trump e che fino all'anno scorso credeva che egli avesse "compreso che le guerre in Medio Oriente hanno privato l'America delle preziose vite dei nostri patrioti e hanno impoverito la ricchezza e
la prosperità della nostra nazione". Con le sue dimissioni, Kent diventa la figura di più alto profilo all'interno dell'amministrazione Trump ad aver criticato pubblicamente l'operazione congiunta in Iran.