Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 11:39
Guerra

La guerra (non vinta) per la libertà dell'Iran

In Iran c'è in ballo tutto ciò che è alla base del nostro modo di vivere

La guerra (non vinta) per la libertà dell'Iran

Non si può non essere contenti quando, su una guerra, viene scritta la parola fine. Anche se, forse, non si tratta di pace vera ma soltanto di una tregua, è comunque un bene per la popolazione che soffre, che viene uccisa e ferita, che è costretta a correre nei rifugi (quando ha dei rifugi a disposizione, e non è il caso dei civili iraniani) e a vivere nel terrore delle sirene e degli attacchi. Però la fine, a volte, non è un lieto fine. Non per tutti, almeno. Infatti, se la guerra fra Israele e Iran, dopo l'intervento degli Stati Uniti, terminerà così, e il regime degli ayatollah resterà in piedi, per la popolazione iraniana la situazione non migliorerà affatto.

Il regime ha già avviato una stretta ulteriore: in questi giorni sono scattati arresti preventivi, sono spariti oppositori e presunte spie, le maglie del controllo e della censura si sono fatte ancora più opprimenti di quanto non fossero. La ritorsione nei confronti dei dissidenti è stata immediata e peggiorerà quando sarà il momento di riconsolidare un potere che ha vacillato: non solo agli occhi del mondo ma, soprattutto, agli occhi dei propri sostenitori interni e dei propri oppositori. Il regime, che si è dimostrato così debole, deve riaffermare la propria forza. E allora l'Occidente, se è quell'Occidente che con orgoglio si fregia di parole come libertà e civiltà, dovrebbe tenere conto che in Iran si gioca una partita che non è soltanto quella, seppur cruciale, del nucleare.

In Iran c'è in ballo tutto ciò che è alla base del nostro modo di vivere, come il movimento «Donne, vita, libertà» ha messo in evidenza nelle strade di Teheran, dopo la morte di Mahsa Amini: donne e uomini che con coraggio hanno protestato pacificamente e sono finiti nelle galere iraniane, torturati, uccisi, scomparsi in un tunnel senza fine. Alle ultime elezioni parlamentari, solo quattro iraniani su dieci sono andati a votare. Gli altri sei, e i loro cari in esilio nel mondo, sono quelli che guardano all'Occidente e ai suoi valori, come a una speranza. Non di violenza, ma di libertà.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.