Leggi il settimanale

I rischi dell'accordo

I nodi ancora da sciogliere e che potrebbero far deragliare l'intesa

I rischi dell'accordo

TRA ISRAELE E HEZBOLLAH I TIMORI DI ESCALATION

Il Libano ha rischiato di far saltare l'intesa fra Stati Uniti e Iran e resta il nodo in grado di compromettere l'accordo. Il memorandum prevede la fine delle ostilità in tutto il Medioriente, incluso il Paese dei cedri. Ma né Israele né Hezbollah sono tra i firmatari. La milizia sciita filo-iraniana, che dall'8 ottobre 2023 colpisce con razzi e missili le aree a Nord dello Stato ebraico (con pause durante i due cessate il fuoco del novembre 2024 e dell'aprile 2026) si è congratulata con l'Iran per l'obiettivo raggiunto. Al contrario, il governo israeliano è a dir poco irritato. Netanyahu promette: «La nostra battaglia non è finita». Ma l'opposizione parla di «totale fallimento», accusando il premier di aver «perso la guerra». Il ministro della Difesa Katz ha annunciato che l'esercito non si ritirerà dal Sud del Libano e rimarrà «senza limiti di tempo» nelle «zone di sicurezza». «Se l'Iran attaccherà a causa degli eventi in Libano - ha promesso - lo colpiremo con tutta la forza». Per il ministro Ben Gvir «l'accordo non vincola Israele, che non è una Repubblica delle banane». Il collega Smotrich invita «a radere al suolo edifici a Dahiyeh già oggi» e ribadisce: «Per ogni colpo di Hezbollah devono cadere 10 edifici a Beirut». Una spina nel fianco per Trump. Non a caso un funzionario Usa precisa che l'intesa non prevede il ritiro dal Libano. E «se Hezbollah attacca, Israele avrà il diritto di contrattaccare».

L'ARSENALE RESTA FUORI DA TUTTO IL NEGOZIATO

Fuori il programma missilistico dell'Iran sia dall'accordo preliminare che dalle prossime trattative per un'intesa definitiva. Pur di arrivare a una firma, gli Stati Uniti hanno deciso di stralciare la questione dai negoziati. E questo nonostante alle prime battute del conflitto, su suggerimento di Israele, Washington avesse indicato la questione dei missili fra gli obiettivi dichiarati della guerra a Teheran, insieme alla liberazione degli iraniani dal regime sanguinario che continua a soggiogarli. Negli ultimi giorni, quando la tensione è tornata alle stelle, la Repubblica islamica non ha esitato a colpire sia Israele che i Paesi del Golfo con i suoi missili.

Per Donald Trump, in seguito alla guerra all'Iran, a Teheran resta «il 21-22% delle suo arsenale missilistico». Ma le valutazioni dell'intelligence statunitense (aggiornate a maggio 2026, le più recenti rese pubbliche) sono ben diverse. L'Iran avrebbe mantenuto una capacità missilistica significativa. Secondo i rapporti classificati di Cia, Dia e altre agenzie di sicurezza, circa il 70% delle scorte iraniane pre-guerra è ancora intatto (inclusi missili balistici e da crociera) e il 70% dei lanciatori mobili è ancora operativo o recuperabile. Teheran ha riacquistato accesso a 30 dei 33 siti missilistici lungo Hormuz e ha recuperato l'accesso al 90% delle strutture sotterranee di stoccaggio e lancio. Armi che può ancora usare.

IL DESTINO DELL'URANIO (CHE RIMANE SEPOLTO)

L'impegno di Teheran a non produrre e a non acquisire la bomba atomica è uno dei pilastri della bozza di accordo fra Washington e Teheran. Ma i dettagli su questo punto cruciale dell'intesa saranno dibattuti nei 60 giorni successivi alla firma. La questione entrerà dunque nel vivo solamente nelle prossime settimane. Emergono tuttavia alcuni dettagli di un orientamento, senza alcuna certezza, visto che la trattativa vera e propria deve ancora partire. Sulla base delle indiscrezioni, gli Stati Uniti potrebbero aver accettato la possibilità di una diluizione delle scorte di uranio altamente arricchito in possesso di Teheran, circa 450 chili. Se questo avverrà sul suolo iraniano non è ancora certo, ma è un'ipotesi. Nelle settimane scorse, sia gli Stati Uniti che la Russia si sono offerti di conservare l'uranio arricchito sul proprio territorio, nel ruolo di custodi e garanti.

Resta il nodo del recupero delle scorte. Secondo fonti di intelligence statunitense citate da Cnn, nelle ultime settimane l'Iran ha fortemente intensificato gli sforzi per sigillare i suoi depositi quasi a livello di produzione bellica, facendo crollare deliberatamente tunnel e minando gli ingressi con mine esplosive.

Incertezza anche sui tempi. Washington ha chiesto lo stop all'arricchimento per almeno 20 anni. Teheran ha offerto una sospensione di 5 anni. Il punto di caduta potrebbe essere trovato in mezzo, a dieci oppure a quindici anni.

I 24 MILIARDI CONGELATI E L'ECONOMIA A TERRA

Uscire dal disastro economico con lo sblocco dei fondi iraniani congelati all'estero e con l'alleggerimento o addirittura la fine delle sanzioni. A questo punta ancora l'Iran: 24 miliardi di dollari di preziosissimi asset della Repubblica islamica fermi in Qatar, Iraq, Emirati Arabi Uniti e Stati Uniti e che il regime attende con ansia di recuperare per affrontare la durissima crisi economica che attraversa da anni ed è stata pesantemente aggravata dal conflitto. Secondo Teheran, la fine definitiva del conflitto dipende dallo sblocco di quegli asset, oltre che dal rispetto del cessate il fuoco in Libano.

Ma sui tempi e sulle condizioni, ancora una volta, non c'è un vero accordo. «I negoziati finali non inizieranno finché non saranno sbloccati metà dei fondi iraniani bloccati, non saranno sospese le sanzioni petrolifere e non sarà revocato il blocco navale», ripetono i vertici del regime. Il vicepresidente Usa JD Vance replica che «l'Iran non riceverà un centesimo finché non adempirà ai propri obblighi».

«Siamo disposti a concedere un significativo alleggerimento delle sanzioni se gli iraniani assumeranno gli impegni a lungo termine necessari per essere un Paese normale, per rinunciare al loro programma di armi nucleari e per smettere di finanziare attività terroristiche in tutto il Medioriente». Come più volte ribadito da Washington, si tratta di un accordo «a prestazioni».

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica