Sale la tensione tra Cuba e Stati Uniti mentre la popolazione dell’isola è allo stremo tra blackout continui, mancanza d’acqua e carenza di carburante, e da cinque giorni scende in piazza per protestare contro la crescente crisi economica. L’amministrazione di Donald Trump negli ultimi mesi ha attuato una campagna di «massima pressione » contro l’isola nel tentativo di imporre un cambio di regime, ripetutamente lasciando intendere di voler assumere il controllo totale del Paese. E ieri, il dipartimento del Tesoro ha imposto sanzioni contro la direzione dell’Intelligence di Cuba, la principale agenzia di spionaggio dell’isola insieme a nove cittadini tra cui i ministri delle Comunicazioni, dell’Energia e della Giustizia.
La minaccia di un attacco da parte degli Usa fa paura, e il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ( nella foto della pagina accanto, qui a destra Raul Castro) dice di essere consapevole della situazione, avvertendo che un blitz americano scatenerebbe un «bagno di sangue». «Le minacce di aggressione provenienti dalla più grande potenza militare del pianeta sono ormai note - spiega Díaz-Canel in un post sui social media -. La sola minaccia costituisce un crimine internazionale. Attuarla provocherebbe un bagno di sangue dalle conseguenze incalcolabili, oltre alla distruzione della pace e della stabilità». E pur se l’Avana «non nutre piani o intenzioni aggressive nei confronti di alcun Paese», sottolinea, «oltre a subire già un’aggressione multidimensionale da parte di Washington, ha certamente il diritto assoluto e legittimo di difendersi da un attacco bellico. Ciò, tuttavia, non può essere addotto come pretesto per imporre una guerra contro il nobile popolo cubano». Secondo alcuni funzionari dell’intelligence citati da Axios, l’Avana avrebbe acquisito oltre 300 droni militari e starebbe valutando la possibilità di sferrare attacchi contro la base statunitense di Guantanamo, contro navi militari e forse persino contro Key West, in Florida. «Quando consideriamo la presenza di tecnologie di questo tipo a una distanza così ravvicinata, e il coinvolgimento di una serie di “attori ostili”, dai gruppi terroristici ai cartelli della droga, dagli iraniani ai russi, la situazione appare preoccupante», afferma un alto funzionario statunitense. Il viceministro degli Esteri cubano, Carlos Fernández de Cossío parla di «accuse inverosimili»: «Lo sforzo anti-cubano allo scopo di giustificare un’aggressione militare si intensifica di ora in ora». E pure il ministro degli Esteri Bruno Rodríguez accusa gli Usa di voler isolare la nazione: «Senza alcuna scusa legittima, il governo degli Stati Uniti costruisce, giorno dopo giorno, un fascicolo fraudolento per giustificare la spietata guerra economica contro il popolo cubano e l’eventuale aggressione militare».
La settimana scorsa il direttore della Cia John Ratcliffe si è recato nell’isola e ha avvertito senza mezzi termini le autorità locali di astenersi dall’intraprendere azioni ostili, esortando il governo ad abbandonare il proprio regime totalitario per porre fine alle pesanti sanzioni imposte dagli Stati Uniti. «Ratcliffe ha chiarito che Cuba non può più fungere da piattaforma attraverso la quale avversari esterni possano promuovere agende ostili all'interno del nostro emisfero», ha spiegato un funzionario dell’agenzia ad Axios.
Nell’ultimo mese, le autorità dell’isola hanno richiesto ulteriori droni ed equipaggiamenti militari alla Russia, ha rivelato un alto funzionario americano, citando intercettazioni degli 007 dalle quali emergerebbe inoltre che i servizi segreti cubani stanno «cercando di apprendere le strategie adottate dall’Iran per resistere alla pressione Usa».