Negoziati tra le minacce. Se l’Iran noncambierà posizione, è questa la strada che Donald Trump intende percorrere per portare la Repubblica islamica a più miti consigli sul programma nucleare e per la fine del conflitto con gli Stati Uniti. Anche se in serata, il tycoon sembra scegliere la linea della prudenza: «L’attacco era previsto per domani ma su pressione dei leader del Golfo è sospeso e ora sono in corso negoziati seri» ha detto il leader della Casa Bianca che riunirà comunque nella Situation Room il suo team di punta per la sicurezza nazionale perchè, dice, «senza accordo ci sarà un attacco su larga scala».
Nelle ultime 24 ore, decine di aerei da carico statunitensi hanno trasportato a Tel Aviv, in Israele, munizioni prelevate dalle basi americane in Germania. Anche le Forze di difesa israeliane sono in stato di allerta, pronte a partecipare a eventuali nuovi attacchi americani già questa settimana.
Attraverso la mediazione del Pakistan, da Teheran è arrivato un nuovo piano in 14 punti destinato agli Stati Uniti, in cui i vertici della Repubblica islamica si concentrano sulla fine della guerra: una lunga tregua articolata in più fasi e la riapertura graduale e sicura dello Stretto di Hormuz, con Pakistan e Oman come garanti in caso di tensioni. L’Iran avrebbe anche proposto di congelare a lungo termine l’arricchimento dell’uranio e trasferire in Russia il materiale già arricchito, escludendo però di smantellare il programma nucleare. Quanto ai risarcimenti reclamati per i danni di guerra, Teheran sarebbe disposta ad accettare concessioni economiche. Secondo Al Arabiya e al Hadath, il regime chiede infine una definizione dell’intesa che lo aiuti a «salvare la faccia».
La proposta è considerata «insufficiente» dalla Casa Bianca, secondo indiscrezioni di Axios, mentre una fonte vicina negoziatori di Teheran continua a bollare come «eccessive » le richieste degli Usa, accusati di «mancanza di realismo».
Modifiche al testo, botta e risposta continui. Le divergenze tra le parti restano e sembrano incolmabili. Trump ha ribadito che i vertici del regime iraniano «stanno morendo dalla voglia di firmare», «mafanno un accordo e poi ti mandano un documento che non ha niente a che fare con l’intesa raggiunta. Allora io dico: “Ma siete pazzi?”», ha commentato il presidente a Fortune.
L’Iran, intanto, non perde tempo. Mentre i media di regime hanno riferito che la Guida Suprema MojtabaKhamenei non ha subìto alcuna amputazione, non è sfigurato ma solo ferito, la Marina dei pasdaran e il Consiglio supremo di sicurezza nazionale hanno comunicato l’avvio delle attività del nuovo organismo per la gestione dello Stretto di Hormuz. L’Autorità dello Stretto del Golfo Persico sarà attiva anche su X con un account ufficiale, attraverso il quale si potranno seguire in tempo reale aggiornamenti sulle operazioni e sviluppi.
Nei Paesi del Golfo cresce nel frattempo la tensione per gli attacchi subìti dall’Iran e gli scenari di guerra. Dall’Oman all’Arabia saudita alla Germania, si sono alzate voci di condanna per il drone che domenica ha colpito il generatore di una centrale nucleare negli Emirati arabi uniti. E si intensifica la cooperazione militare tra Islamabad e Riad. Nell’ambito del patto firmato lo scorso settembre, mentre svolge il ruolo di mediazione tra Usa e Iran, il Pakistan ha schierato in Arabia saudita 8.
000 soldati, uno squadrone di 16 aerei da combattimento (per lo più caccia JF-17 realizzati in collaborazione con la Cina) e un sistema di difesa aerea. La cooperazione militare tra Islamabad e Riad si intensifica e, nonostante i termini dell’accordo siano riservati, le parti hanno confermato di essersi impegnate alla difesa reciproca in caso di attacco.