Il Cremlino rispolvera vecchie procedure da apocalisse nucleare. Il potenziamento di uno dei luoghi più segreti dell’apparato militare russo: l’Object 1335, enorme bunker di comando delle Forze missilistiche strategiche russe, considerato il nodo centrale della deterrenza nucleare della Russia, sarebbe legato al sistema Perimeter, conosciuto in Occidente come “Mano Morta”. Un sistema concepito durante la Guerra Fredda per garantire una rappresaglia nucleare nel caso in cui la leadership politica e militare fosse in pericolo.
Del “sistema Mano Morta”, per gli americani “Dead Hand”, si era già parlato diffusamente nel 2011, quando l’allora comandante delle Forze missilistiche strategiche, generale Sergej Karakayev, ne confermò l’esistenza, e nell’agosto 2025, quando il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo Dmitry Medvedev sentì la necessità di mettere in guardia il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ricordando via Telegram quanto potesse essere “pericolosa la leggendaria ‘Dead Hand’”. Il tycoon americano rispose a questa provocazione ordinando il dispiegamento di due sottomarini nucleari in aree di pattugliamento definite “appropriate”.
Meno nota era tuttavia la “Montagna del Giorno del giudizio” che accoglie l’installazione militare sotterranea che gli analisti militari occidentali avrebbero monitorato per decenni a poca distanza dal villaggio di Kytlym, nell’Oblast’ di Sverdlovsk, sui monti Urali.
Secondo l’inchiesta condotta da Danwatch e dal Sunday Times in collaborazione con il Dossier Center – un gruppo investigativo con sede a Londra fondato dall’oppositore del Cremlino in esilio Mikhail Khodorkovsky – questa base sotterranea, il cosiddetto “Object 1335”, ritenuto un complesso sito sotterraneo top-secret dormiente, una paranoica eredità della Guerra Fredda, sarebbe tornata al centro di un piano di modernizzazione delle capacità di deterrenza nucleare che ha sempre celato un sistema di comunicazione e collegamento con un “alto grado di automazione”, capace di “aggirare i normali canali di comando e comunicare direttamente con i missili che trasportano testate nucleari” per colpire gli obiettivi prefissati degli avversari qualora rilevasse le conseguenze di un attacco nucleare sul territorio sovietico. Qualora il sistema avesse “rilevato esplosioni nucleari sul suolo russo e perso i contatti con i vertici, gli equipaggi nei bunker avrebbero potuto lanciare missili di comando capaci di trasmettere gli ordini di lancio ai silos e alle rampe di lancio superstiti”, garantendo la “possibilità di trasmettere l’ordine di rappresaglia”.
Il sistema, originariamente costruito e attivato a metà degli anni ’80, è un prodotto dell’estrema tensione della Guerra Fredda e, per questo motivo, solleva serie preoccupazioni sul fatto che Mosca stia ancora una volta utilizzando il sistema in un momento di rinnovato conflitto tra Occidente e Oriente, dove anche la Repubblica Popolare Cinese, secondo le informazioni diffuse all’inizio del 2025, sta costruendo un’enorme struttura militare sotterranea che è stata soprannominata “Beijing Military City”. Attività analoghe a quelle che gli americani stanno portando avanti nei centri di comando sotterranei del Cheyenne Mountain Complex e del Raven Rock Complex, anche noto come Site R, il “Pentagono sotterraneo”.
Il sistema Perimetr è stato “progettato per la rappresaglia e non per un primo colpo”, ossia il “first strike” o attacco preventivo contemplato dalla strategia teorica di una guerra nucleare, che prevede un attacco mirato a distruggere l’arsenale atomico dell’avversario prima che esso possa reagire. La sua “modernizzazione” si porrebbe dunque come una forma di protezione da parte di Mosca, che conosce bene la dinamica della “rappresaglia nucleare” o capacità di rispondere con un “second strike”, che, secondo la dottrina strategica della deterrenza o della distruzione mutua assicurata (MAD), condurrebbe le due potenze nucleari alla certezza di una distruzione reciproca, trascinando il mondo intero verso il giorno dell’Apocalisse.
La modernizzazione e il rafforzamento potrebbero essere anche un semplice riflesso difensivo dello sviluppo di nuovi sistemi d’arma, come le nuove e sempre più potenti bombe “bunker buster” che gli Stati Uniti hanno impiegato per colpire le infrastrutture sotterranee iraniane nell’attacco convenzionale che mirava a distruggere, o quanto meno a infliggere danni consistenti o decisivi al programma nucleare di Teheran.
L’inchiesta riporta, tra le altre, l’opinione di Andy Weber, che è stato assistente segretario alla Difesa per i programmi di difesa nucleare, chimica e biologica sotto l’amministrazione Obama e per più di cinque anni ha consigliato il presidente sulle questioni delle armi nucleari, il quale crede che tutte le prove indichino che la Russia abbia riattivato Perimetr. “Non ho motivo di credere che non sia così. Putin è molto paranoico riguardo agli attacchi di decapitazione. Lo è sempre stato. Quindi ha senso che dia la priorità a questo”.
Lo stesso Putin, d’altra parte, non ha fatto mistero dei nuovi progetti di sviluppo di armi di distruzione di massa che vanno a rafforzare le capacità della triade nucleare nelle mani del Cremlino, provocando timori crescenti nella comunità internazionale che è venuta a conoscenza del siluro nucleare Poseidon, un’arma autonoma con un raggio di 3.000 chilometri che potrebbe colpire e distruggere una città come New York, o del veicolo di rientro ipersonico Avangard, un vettore capace di portare testate nucleari multiple di un RS-28 Sarmat su obiettivi posti a oltre 6.000 chilometri dal lanciatore, che si rivelerebbe praticamente “inintercettabile” per gli attuali sistemi di difesa aerea tarati sui normali missili balistici intercontinentali.
In una rivista militare russa, diversi veterani senior delle Forze missilistiche strategiche confermano che Perimetr è stato aggiornato e reintegrato all’Object 1335. Tra queste fonti, comparirebbe il maggiore generale V. G. Khalin, oggi in congedo, che ha partecipato allo sviluppo del Perimetr originale negli anni ’70 e racconta come tra il 2005 e il 2010 sia stato uno dei principali specialisti incaricati di modernizzare il sistema, presumibilmente a seguito di un decreto segreto del presidente russo Vladimir Putin.
La stessa “fuga di notizie” che riguarderebbe un sito segreto dove si accede solo con un lasciapassare rilasciato dall’FSB, il servizio federale per la sicurezza della Federazione Russa che ha ereditato parte dei compiti del KGB, potrebbe suggerire l’intenzione del Cremlino di fare pubblicità a questa capacità strategica secondo la stessa dinamica che ha portato alla rivelazione di armi come Poseidon e Avangard, o lo sviluppo dei nuovi sottomarini nucleari lanciamissili. Una tattica che viene impiegata anche dalla Cina per mostrare i suoi traguardi nel campo della corsa agli armamenti al fine di scoraggiare gli avversari teorici e indurli a non sottovalutare le sue capacità offensive. In breve, una “fuga di notizie autorizzata” che secondo l’esperto di minacce nucleari dell’amministrazione Obama farebbe eco alla trama del famoso film di Kubrick, Il dottor Stranamore, dove un’arma di distruzione di massa non resa nota al nemico perderebbe, di fatto, la sua capacità di deterrenza.
Alcune interpretazioni hanno associato il rinnovato interesse per il sistema Perimetr al timore di un’operazione di “decapitazione” condotta con armi non convenzionali – dunque nucleari – che metterebbe nel mirino il capo del Cremlino e di conseguenza attiverebbe il processo per rispondere con una rappresaglia nucleare, ma è più probabile che le centinaia di camion inviati nelle remote foreste degli Urali per scaricare tonnellate di acciaio e cemento, e le centinaia di chilometri di cavi elettrici di fronte alle sentinelle dell’unità speciale 20003 ai piedi della base segreta che si sviluppa nelle profondità del Monte Kosvinsky non rappresentino altro che l’ennesimo tassello della strategia di Mosca per ricordare al mondo le capacità di deterrenza della Russia.
