Londra ha avviato contatti riservati con diversi alleati europei per valutare l’ipotesi di un rafforzamento della presenza militare in Groenlandia, nel quadro delle crescenti tensioni geopolitiche nell’Artico.
Secondo quanto riportato dalla stampa britannica, il governo del Regno Unito sta discutendo con partner come Germania e Francia la possibilità di contribuire a una forza di sicurezza volta a tutelare l’area da interferenze esterne e a rassicurare gli Stati Uniti sul fronte della difesa regionale. L'idea è stata discussa giovedì durante un incontro degli alleati della NATO a Bruxelles. I membri hanno incaricato il Quartier generale supremo delle potenze alleate in Europa, di stabilire cosa si potesse fare di più per proteggere l'Artico.
Berlino è pronta ad "aumentare la sicurezza nell'Artico insieme come alleati della Nato, non gli uni contro gli altri", ha detto il ministro delle Finanze e vicecancelliere tedesco, Lars Klingbeil, alla vigilia del G7 Finanze a Washington. "Alla luce degli attuali sviluppi geopolitici, chiarirò anche a Washington: spetta esclusivamente alla Danimarca e alla Groenlandia decidere sul futuro della Groenlandia".
Sul piano politico, l’attivismo europeo è risposta indiretta alle prese di posizione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che negli ultimi mesi ha rilanciato il tema della sicurezza della Groenlandia come interesse vitale per Washington. Le sue dichiarazioni hanno riacceso il dibattito su un possibile ampliamento del ruolo statunitense nell’isola. Parlando ai giornalisti alla Casa Bianca il tycoon ha apertamente detto che gli Usa prenderanno la Groenlandia "con le buone o con le cattive". "Non vogliamo la Cina o la Russia come vicini", ha aggiunto. "Al momento non parlo di soldi per la Groenlandia, ma potrei. Faremo qualcosa che gli piaccia o meno, perché se non lo facciamo la Russia o la Cina prenderanno il controllo", ha detto ancora dicendo di essere un "grande fan della Danimarca".
L’iniziativa si colloca in una fase di forte attenzione internazionale sull’Artico, considerato sempre più strategico per ragioni militari, energetiche e commerciali. Lo scioglimento dei ghiacci sta rendendo più accessibili rotte marittime e risorse naturali, alimentando l’interesse di potenze come Russia e Cina. In questo contesto, la Groenlandia — territorio autonomo appartenente al Regno di Danimarca — è diventata un nodo centrale degli equilibri di sicurezza euro-atlantici.
I Paesi nordici smentiscono tuttavia la vulgata di Trump sull'attività di Mosca e Pechino intorno all'isola artica. Lo riporta il Financial Times, citando alcuni diplomatici nordici con accesso alla documentazione riservata Nato. Negli ultimi anni "non c'erano tracce di navi o sottomarini russi e cinesi" nell'area, hanno affermato gli alti funzionari. Una conferma di cò giunge anche dal ministro degli Esteri norvegese, Espen Barth Eide: "Non è corretto affermare che ci siano molte operazioni di Russia o Cina nei pressi della Groenlandia. C'è attività nei nostri dintorni. Ma pochissima lì". I funzionari groenlandesi e danesi, inoltre, ribadiscono come la Cina non ha mostrato quasi alcun interesse da quando nel 2018 la Danimarca, spinse la sua richiesta di contribuire alla costruzione di diversi aeroporti sull'isola. Anche le piccole partecipazioni cinesi in alcuni progetti minerari non starebbero procedendo.
"Gli alleati stanno collaborando strettamente sulle questioni artiche" al fine di approfondire la comprensione delle attività nell'Artico e "la cooperazione militare in questa regione non è mai stata così forte" rribatte il comandante supremo delle forze alleate, il generale Alexus Grynkewich. Quest'ultimo, tuttavia, ha stressato come navi russe e cinesi stanno conducendo sempre più pattugliamenti congiunti nell'area, aggiungendo che la minaccia diventerà "sempre maggiore".
I colloqui tra Londra e i partner europei sono ancora preliminari e non hanno prodotto decisioni operative. Le ipotesi allo studio includono l’impiego limitato di unità terrestri, navi militari e assetti aerei, in coordinamento con le strutture di difesa già esistenti nella regione. Potrebbe trattarsi di un dispiegamento completo di truppe o di una combinazione di esercitazioni a tempo limitato, condivisione di informazioni, sviluppo di capacità e ridistribuzione delle spese per la difesa.
Nessun piano formale è stato annunciato e, secondo fonti diplomatiche, qualsiasi passo concreto richiederebbe il pieno coinvolgimento di Copenaghen e un coordinamento con la
NATO. Fonti governative sostengono, tuttavia, che Sir Keir Starmer ha preso "molto seriamente" la minaccia proveniente da Russia e Cina nella zona e ha concordato sulla necessità di intervenire.