Ancora giallo sulle trattative tra Usa e Iran.
L'esercito della Repubblica islamica ha deriso i tentativi di dialogo Usa, mentre da ieri funzionari statunitensi sostengono l'esistenza di un dialogo e la preparazione di un possibile incontro in Pakistan. Nella notte, missili stono stati lanciati contro Israele e contro le basi americane nel Golfo, mentre un deposito di carburante in Kuwait è stato colpito da un drone.Onu, attacchi siti nucleari rischiano di scatenare catastrofe senza precedenti
Gli attacchi contro i siti nucleari iraniani e israeliani rischiano di scatenare una "catastrofe senza precedenti". Lo ha dichiarato il responsabile delle Nazioni Unite per i diritti umani, mentre il Consiglio per i diritti umani dell'Onu discuteva degli attacchi di Teheran nel Golfo. "I recenti attacchi missilistici vicino a siti nucleari sia in Israele che in Iran sottolineano l'immenso pericolo di un'ulteriore escalation, ha affermato Volker Turk in una dichiarazione video, aggiungendo che gli Stati sono di fronte a una possibile catastrofe senza precedenti.
Sanchez, la guerra in Medio Oriente è molto peggiore del conflitto in Iraq
"Non si tratta dello stesso scenario di guerra illegale in Iraq. Ci troviamo davanti a un disastro molto peggiore, con un potenziale impatto molto più ampio e profondo". E' quanto ha detto il premier spagnolo Pedro Sanchez riferendo al Congresso sulla posizione della Spagna nel conflitto in Medio Oriente. Nel ricordare che il conflitto in Iraq nel 2003 provocò 300mila vittime e oltre 5 milioni di sfollati, Sanchez ha insistito sul fatto che l'attuale scenario in Medio Oriente "è molto peggiore", poiché l'Iran è "una potenza militare che da 40 anni di prepara a una guerra come questa".
Ft, irritazione nelle capitali europee per sostegno Rutte alla guerra
Ci sarebbe "irritazione" nelle capitali europee per il sostegno espresso dal Segretario generale della Nato, Mark Rutte, alla guerra lanciata da Usa e Israele nei confronti dell'Iran. Lo scrive il Financial Times. Il suggerimento di Mark Rutte secondo cui gli alleati europei alla fine "si unirebbero" per dare ascolto all'appello del presidente statunitense di schierare risorse navali nello Stretto di Hormuz ha irritato i funzionari di diverse capitali europee, hanno riferito al Financial Times alcuni diplomatici dell'Alleanza, esacerbando le tensioni all'interno della Nato. "Ci mette in una posizione davvero scomoda e imbarazzante", ha affermato un diplomatico dell'Ue. "Vogliamo dimostrare la nostra disponibilità, ma è anche vero che non siamo in grado di intervenire in alcun modo" nel conflitto.
Media, 290 militari Usa feriti da inizio guerra, 10 sono gravi
Circa 290 militari statunitensi sono rimasti feriti dall'inizio dell'operazione militare congiunta israelo-americana lanciata il 28 febbraio contro l'Iran. Lo ha riferito all'Nbc News un funzionario statunitense a conoscenza delle operazioni. Dei militari feriti, 255 sono già rientrati in servizio, mentre 10 sono gravemente feriti. Tredici militari statunitensi sono rimasti uccisi nel conflitto, e altri due sono morti per cause non legate al combattimento, aggiunge l'Nbc.
Funzionari Pakistan, Teheran ha ricevuto proposta Usa in 15 punti
L'Iran ha ricevuto dagli Stati Uniti una proposta in 15 punti per raggiungere un cessate il fuoco nella guerra. Lo hanno dichiarato due funzionari pakistani parlando in forma anonima all'Associated Press descrivendo la proposta in termini generali come riguardante l'allentamento delle sanzioni, la cooperazione nucleare civile, una riduzione del programma nucleare iraniano, il monitoraggio da parte dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica, i limiti ai missili e l'accesso per la navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz. L'Iran ha insistito sul fatto di non essere impegnato in negoziati con gli Stati Uniti e un portavoce militare ha deriso gli sforzi diplomatici americani.
Idf, colpiti siti produzione missili navali a Teheran
L'aeronautica israeliana ha bombardato due impianti a Teheran dove l'Iran produceva missili da crociera navali, secondo quanto affermato dai militari. L'Idf ha affermato che i siti "operavano sotto la direzione del ministero della Difesa iraniano e venivano utilizzati dal regime per sviluppare e produrre missili da crociera navali a lungo raggio, in grado di distruggere rapidamente obiettivi in mare e a terra".
Ministero Esteri Teheran, non ci sono colloqui in corso con Usa
Esmail Baghaei, portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha affermato a India Today che "non ci sono colloqui o negoziati tra Iran e Stati Uniti" in corso. "Abbiamo avuto un'esperienza davvero catastrofica, direi, con la diplomazia statunitense. Siamo stati attaccati due volte nell'arco di nove mesi, mentre eravamo nel bel mezzo di un processo negoziale per risolvere la questione nucleare. Quindi questo è stato un tradimento della diplomazia", ha aggiunto.
Axios, iraniani sospettosi, temono un nuovo bluff di Trump
Funzionari iraniani avrebbero detto ai Paesi che cercano di mediare i colloqui di pace con gli Stati Uniti di essere stati ingannati due volte dal presidente Trump e di "non voler essere ingannati di nuovo". E' quanto scrive Axios, citando una fonte a conoscenza diretta di tali discussioni. Gli Usa, scrive la testata, premono per colloqui di pace in presenza già giovedì a Islamabad, in Pakistan. Ma durante i due precedenti round di colloqui Trump ha dato il via libera ad attacchi a sorpresa devastanti, pur continuando a dichiarare di voler raggiungere un accordo. Dunque, funzionari iraniani avrebbero riferito ai mediatori - Pakistan, Egitto e Turchia - che i movimenti militari statunitensi e la decisione di Trump di inviare ingenti rinforzi hanno accresciuto i loro sospetti che la sua proposta di colloqui di pace sia solo uno stratagemma. Per l'amministrazione Trump, invece, ciò sarebbe un segno della sua serietà nel negoziare, non di una sua malafede. "Trump ha una mano aperta per un accordo e l'altra è un pugno, pronto a colpirti in faccia", ha dichiarato un consigliere di Trump. Secondo Axios, Trump sta cercando contemporaneamente di sviluppare opzioni sia per la diplomazia che per l'escalation militare, al fine di poter decidere in base agli sviluppi, affermano funzionari statunitensi e israeliani. Questi funzionari affermano che sono previste altre due o tre settimane di guerra, anche se dovessero avere luogo dei colloqui. Il comando dell'82ª divisione aviotrasportata ha ricevuto l'ordine di schierarsi in Medio Oriente con una brigata di fanteria composta da diverse migliaia di soldati. Un funzionario della Casa Bianca ha affermato che un'operazione di terra è un'opzione, ma ha sottolineato che Trump non ha ancora preso una decisione.
Il petrolio è in calo ma il Brent resta sopra i 100 dollari
Quotazioni del petrolio in calo questa mattina. Il Brent perde il 3,91% ma resta ancora sopra la soglia dei 100 dollari al barile, a 100,40 dollari, mentre il Wti arretra del 3,13% a 89,46 dollari.
Cnn, 1.000 paracadutisti Usa presto in Medio Oriente
Circa 1.000 soldati statunitensi dell'82esima Divisione Aviotrasportata dell'Esercito dovrebbero essere schierati nei prossimi giorni in Medio Oriente, secondo quanto riferito da fonti alla CNN, contribuendo al crescente dispiegamento militare nella regione, mentre l'amministrazione Trump afferma di essere in trattative con l'Iran per porre fine al conflitto. Intanto, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che il vicepresidente JD Vance e il segretario di Stato Marco Rubio stanno guidando i negoziati con l'Iran, esprimendo ottimismo sulla possibilità di raggiungere un accordo. Una fonte iraniana ha riferito alla CNN che Teheran è disposta ad ascoltare proposte "sostenibili" per porre fine alla guerra.
Wsj, richieste Teheran per fine guerra sono irrealistiche
Un funzionario americano ha dichiarato al Wall Street Journal che le richieste dell'Iran per un accordo che ponga fine alla guerra sono "ridicole e irrealistiche". Secondo il giornale, le richieste sarebbero state dettate dalle Guardie Rivoluzionarie e includono: la chiusura di tutte le basi americane in Medioriente; il pagamento di un risarcimento per i danni causati dagli attacchi in Iran; un "nuovo regime" nello Stretto di Hormuz, dove l'Iran potrebbe riscuotere pedaggi dalle navi che transitano attraverso la strategica via navigabile, "come fa l'Egitto nel Canale di Suez"; garanzie che la guerra non riprenderà; la revoca di tutte le sanzioni contro l'Iran; e il rifiuto di accettare restrizioni al programma missilistico iraniano, opponendosi del tutto a qualsiasi negoziato su questa possibilità.
Iran deride Trump, siete così nei guai che negoziate con voi stessi
Un portavoce militare iraniano ha deriso i tentativi Usa di raggiungere un accordo per il cessate il fuoco. La notizia è riportata dai media internazionali. "Chi si autoproclama superpotenza globale si sarebbe già tirato fuori da questo pasticcio se avesse potuto. Non mascherate la vostra sconfitta come un accordo. La vostra era di vuote promesse è giunta al termine. I vostri conflitti interni sono arrivati al punto in cui state negoziando con voi stessi?. La nostra prima e ultima parola è stata la stessa fin dal primo giorno, e tale rimarrà: qualcuno come noi non scenderà mai a compromessi con qualcuno come voi. Né ora, né mai".
Droni colpiscono serbatoio carburante ad aeroporto del Kuwait
Un attacco effettuato tramite droni ha colpito un serbatoio di carburante e provocato un incendio all'aeroporto del Kuwait. Lo ha riferito l'autorità per l'aviazione civile del Paese. In precedenza l'esercito kuwaitiano aveva affermato che le difese aree stavano "reagendo" agli attacchi missilistici e dei droni lanciati dall'Iran.
Nella notte lanciati missili verso Israele e basi Usa nel Golfo
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane nella notte hanno reso noti di aver effettuato una nuova ondata di attacchi contro Israele e le basi statunitensi nel Golfo. Lo riporta l'agenzia iraniana Fars. I Pasdaran hanno dichiarato di aver preso di mira una base militare nella città di Safad, nel nord di Israele, nonché siti nelle città di Tel Aviv, Kiryat Shmona e Bnei Brak. Le Guardie Rivoluzionarie hanno inoltre affermato di aver preso di mira le basi militari statunitensi in Kuwait, Giordania e Bahrein.