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Trump frenato dal Senato sulla guerra all’Iran. E spunta il piano Usa-Israele su Ahmadinejad

Via libera a una risoluzione che limita i poteri del presidente americano nel conflitto con Teheran. Mosca si offre come mediatrice, mentre il New York Times rivela un presunto progetto per favorire l’ascesa dell’ex presidente iraniano dopo la morte di Khamenei

Diretta Trump frenato dal Senato sulla guerra all’Iran. E spunta il piano Usa-Israele su Ahmadinejad
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Il Senato americano approva una misura simbolica contro la gestione della guerra da parte di Donald Trump, con quattro repubblicani che votano insieme ai democratici.

Intanto la Russia apre a un ruolo nei negoziati tra Washington e Teheran, ma dal Wall Street Journal filtrano dubbi sui colloqui diplomatici. Sullo sfondo, le rivelazioni del New York Times: Usa e Israele avrebbero puntato su Mahmoud Ahmadinejad come possibile nuovo interlocutore per guidare l’Iran dopo il cambio di regime.

Pasdaran: "Se gli Usa attaccano, guerra si estenderà oltre la regione"

 Le Guardie Rivoluzionarie iraniane minacciano di "estendere la guerra oltre la regione" qualora gli Stati Uniti attaccassero nuovamente l'Iran. "Non abbiamo ancora impiegato tutte le capacità della Rivoluzione Islamica contro di loro - affermano - Ma ora, se l'aggressione contro l'Iran si ripeterà, la guerra regionale promessa si estenderà questa volta oltre la regione, e i nostri colpi devastanti in luoghi inaspettati vi porteranno alla rovina totale".

Iran: Wsj, secondo mediatori scarsi progressi colloqui con Usa

 "La posizione dell’Iran nei colloqui con gli Stati Uniti per porre fine alla guerra non è cambiata in modo significativo rispetto alle fasi precedenti, che non avevano portato a progressi verso un accordo". Lo riferisce il Wall Street Journal citando mediatori regionali e funzionari statunitensi a conoscenza dei colloqui, che avrebbero sollevato nuovi dubbi sulla possibilità di una via d’uscita diplomatica dal conflitto. Le dichiarazioni arrivano dopo che il presidente Donald Trump ha affermato di aver annullato attacchi militari previsti per martedì, alla luce di quelli che ha definito "sviluppi positivi" nei negoziati in corso.

Senato Usa approva risoluzione per limitare poteri di Trump in guerra Iran

 Senato degli Stati Uniti ha approvato una risoluzione sui poteri di guerra che porrebbe fine alla guerra con l'Iran a meno che il presidente Donald Trump non ottenga l'autorizzazione del Congresso, un raro rimprovero al leader repubblicano 80 giorni dopo l'inizio degli attacchi delle forze statunitensi e israeliane contro l'Iran. Lo riporta la Reuters. La votazione sulla misura procedurale per far avanzare la risoluzione si è conclusa con 50 voti a favore e 47 contrari, con quattro repubblicani, colleghi di Trump, che hanno votato insieme a tutti i democratici. Tre repubblicani erano assenti al voto. Sebbene il voto abbia poco significato pratico, dato che si è tenuto oltre i 60 giorni previsti dall'inizio della guerra, rappresenta comunque una simbolica condanna da parte dei Democratici della gestione del conflitto da parte di Trump. 

Mosca: "Pronti ad aiutare il negoziato tra Iran e Stati Uniti"

La Russia è pronta a dare una mano nei negoziati tra Iran e Stati Uniti, se necessario, ma non intende imporre i propri servizi, ha dichiarato il viceministro degli Esteri Sergei Ryabkov in un'intervista alla Tass. Trump auspica una rapida risoluzione del conflitto con l'Iran. "La Russia è pronta a fornire tutta l'assistenza possibile per risolvere questo conflitto, come ben sanno le parti. Non abbiamo mai imposto i nostri servizi, né intendiamo farlo, ma se richiesto, offriremo il nostro aiuto", ha affermato. Ryabkov ha sottolineato che Mosca è sempre stata e rimane "impegnata a cercare soluzioni esclusivamente sul piano politico e diplomatico", accoglie con favore i tentativi di Washington e Teheran di riprendere il processo negoziale e rileva "il ruolo attivo della parte pakistana nella stabilizzazione della situazione e nella creazione delle condizioni per un progresso verso una pace duratura".

Nyt, Usa e Israele volevano al potere in Iran l'ex presidente Ahmadinejad

Usa e Israele entrarono nel conflitto contro l'Iran avendo in mente una persona in particolare come loro futuro interlocutore a Teheran: Mahmoud Ahmadinejad, l'ex presidente iraniano noto per le sue posizioni intransigenti, anti-israeliane e anti-americane. Pochi giorni dopo che gli attacchi israeliani avevano ucciso la Guida Suprema Ali Khamenei e altri alti funzionari del regime, il presidente Donald Trump ipotizzò pubblicamente che sarebbe stato meglio se "qualcuno dall'interno" dell'Iran avesse preso il potere, ha riferito il New York Times. Ma l'audace piano, elaborato dagli israeliani e sul quale Ahmadinejad era stato consultato, fallì rapidamente, secondo quanto riferito da funzionari americani che ne erano a conoscenza. Ahmadinejad rimase ferito il primo giorno di guerra da un attacco israeliano alla sua casa di Teheran, che era stato pensato per liberarlo dagli arresti domiciliari, hanno affermato funzionari Usa e un collaboratore di Ahmadinejad. Sopravvisse all'attacco, ma dopo lo scampato pericolo si disilluse sul cambio di regime. Affermare che la scelta di Ahmadinejad fosse insolita sarebbe un eufemismo. Malgrado si fosse scontrato sempre più spesso con i leader del regime e fosse stato posto sotto stretta sorveglianza dalle autorità iraniane, durante il suo mandato presidenziale, dal 2005 al 2013, era noto per i suoi appelli a "cancellare Israele dalla mappa". Era un convinto sostenitore del programma nucleare iraniano, un acceso critico degli Usa e noto per la sua violenta repressione del dissenso interno. Non si sa come Ahmadinejad sia stato reclutato per partecipare all'operazione, ha aggiunto il Nyt. L'esistenza di questa operazione, finora sconosciuta, faceva parte di un piano a più fasi elaborato da Israele per rovesciare il governo teocratico iraniano. Ciò evidenzia come Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu siano entrati in guerra non solo sottovalutando la rapidità con cui avrebbero potuto raggiungere i loro obiettivi, ma anche scommettendo, in una certa misura, su un piano rischioso per il cambio di leadership in Iran, che persino alcuni collaboratori di Trump ritenevano inverosimile. Alcuni funzionari americani erano scettici, in particolare sulla fattibilità di riportare al potere Ahmadinejad.

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