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Truppe di terra, copertura aerea, logistica: così gli Usa possono conquistare l'isola di Kharg

Un’eventuale conquista dell’isola di Kharg da parte degli Usa sarebbe militarmente possibile ma solo con un’operazione molto complessa e ad alto rischio

Truppe di terra, copertura aerea, logistica: così gli Usa possono conquistare l'isola di Kharg
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Mentre i negoziati per fermare la guerra continuano, sullo sfondo resta la possibilità di un biltz americano in uno dei punti strategici dell'Iran. Donald Trump non ha usato mezzi termini nel dichiarare di voler conquistare l'isola di Kharg, una striscia di terra lunga otto chilometri situata al largo della costa iraniana e descritta dai funzionari statunitensi come il "punto nevralgico per tutto l'approvvigionamento petrolifero di Teheran". Questo affioramento corallino incastonato nello Stretto di Hormuz è letteralmente vitale per l'economia dell'Iran, in primis perché è qui che, di fatto, viene gestito circa il 90% delle esportazioni di greggio del Paese. "Ad un certo punto, in un futuro non troppo lontano, prenderemo l'isola di Kharg e altri punti strategici per le infrastrutture petrolifere, assumendo il controllo totale dei loro mercati del petrolio e del gas, proprio come abbiamo fatto con il Venezuela", ha scritto Trump in un post su Truth Social. Ma come dovrebbero muoversi gli Usa per prendere il possesso dell'isola?

Gli Usa possono conquistare l'isola di Kharg?

Partiamo da un presupposto: Trump ha più volte ripetuto di voler mettere le mani sull'importante snodo petrolifero iraniano. Gli Stati Uniti hanno colpito l'isola più volte ma un conto è attaccarla, un altro cercare di strapparla al controllo degli ayatollah. Già, perché qualsiasi tentativo di occupare l'isolotto con la forza e mantenerne il controllo sarebbe possibile soltanto a fronte di un'operazione estremamente rischiosa.

Situata a circa 30 chilometri dalla costa dell'Iran, l'isola di Kharg rappresenta una sfida formidabile per chiunque tentasse di conquistarla. Le truppe mobilitate sarebbero infatti minacciate dall'arsenale iraniano di missili balistici e da crociera, droni, artiglieria e motovedette in grado di lanciare raid a tappeto contro le navi nemiche.

"La conquista dell'isola di Kharg è un'impresa di notevole portata", ha spiegato Joseph Votel, ex comandante del Comando Centrale degli Stati Uniti e ora Distinguished Military Fellow presso il Middle East Institute, nel corso di un'intervista al portale The War Zone. "Non solo richiederà truppe di terra per il controllo effettivo del territorio, ma anche mezzi di trasporto tattico, copertura aerea, una campagna di attacchi per creare le condizioni favorevoli e tutte le risorse necessarie per proteggere questa forza durante la sua permanenza sull'isola. Inoltre, la forza dovrà essere sostenuta, il che significa che dovremo trovare un modo per rifornirla con i viveri, oltre che fornirle supporto ingegneristico, assistenza medica, evacuare i feriti e, se necessario, rinforzarla con altri uomini", ha aggiunto lo stesso Votel. Il problema è che queste azioni dovrebbero essere intraprese in una posizione estremamente vicina alla costa iraniana, esponendo il team d'assalto ad attacchi rivali.

Un'operazione rischiosa

L'impresa presenta notevoli rischi ma non è impossibile. Secondo alcuni analisti gli Usa dovrebbero mobilitare una forza delle dimensioni di un battaglione di Marines, probabilmente 800-1000 soldati. Per altri servirebbero invece almeno 3.000 o 5.000 uomini, insieme a una forte difesa aerea mobile per fornire protezione dagli Shahed e a un'abbondanza di materiale per costruire bunker difensivi. I piani per un tentativo di conquista dell'isola da parte dell'esercito statunitense "sono stati elaborati mesi fa, ma sono stati continuamente accantonati perché l'operazione era considerata troppo rischiosa", hanno dichiarato alla Cnn alcuni funzionari del Pentagono.

La logistica è una sfida in più da considerare: per gli Stati Uniti sarebbe difficile far passare le navi di rifornimento sotto lo scudo difensivo iraniano. L'isola di Kharg presenta in ogni caso moli che si protendono in acque sufficientemente profonde da ospitare superpetroliere, rendendo questo luogo un sito cruciale per la distribuzione del petrolio di Teheran.

Secondo i funzionari della Casa Bianca, l'eventuale conquista della suddetta isola porterebbe al "fallimento totale" del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane e potrebbe potenzialmente porre fine rapidamente alla guerra.

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