Donald Trump ha cancellato il viaggio degli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner, suo genero, a Islamabad. In programma ci sarebbero stati i colloqui con i funzionari iraniani, come ha dichiarato venerdì la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt. Il vicepresidente JD Vance sarebbe partito solo qualora ci fossero stati progressi nelle trattative. Il giornalista di Axios Barak Ravid ha riferito che Trump dopo la decisione gli ha detto: «Non vedo il senso di mandarli su un volo di 18 ore nella situazione attuale. Gli iraniani possono chiamarci se vogliono». Quando Ravid gli ha chiesto se ciò significasse che avrebbe ripreso la guerra, il presidente Usa ha risposto: «No. Non significa questo. Non ci abbiamo ancora pensato». Qualcosa però sembrava muoversi. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è arrivato a Islamabad venerdì, e dopo aver incontrato i funzionari pakistani, ha lasciato la capitale. Ha illustrato la posizione e le richieste del suo Paese per i negoziati con gli Stati Uniti. «Ci hanno dato un documento che avrebbe dovuto essere migliore e, cosa interessante, subito dopo averlo annullato, nel giro di 10 minuti, ne abbiamo ricevuto uno nuovo che era molto migliore», ha aggiunto Trump.
Tra le richieste più importanti figurano la revoca del blocco navale americano, la cessazione delle minacce statunitensi e la fine della guerra, e la rinuncia alle condizioni ritenute esagerate, tra cui l'abbandono completo dell'arricchimento dell'uranio. Ma Tasnim, agenzia di stampa affiliata ai pasdaran, ha accusato gli Stati Uniti di diffondere informazioni false. Interpellata sulle riserve di Teheran nei colloqui, una fonte diplomatica iraniana a Islamabad ha dichiarato: «In linea di principio, la parte iraniana non accetterà richieste massimaliste». Il Segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth aveva precedentemente avvertito che l'Iran aveva la possibilità di raggiungere un «buon accordo»: «Tutto ciò che deve fare è rinunciare alle armi nucleari in modo significativo e verificabile».
Intanto le preoccupazioni interne alla Repubblica islamica sono alle stelle. Il presidente Masoud Pezeshkian ha chiesto ai connazionali di ridurre il consumo di energia e di elettricità: «I nemici stanno attaccando le nostre infrastrutture e ci circondano affinché la gente diventi insoddisfatta». Anche le divisioni dentro la leadership iraniana ostacolano i colloqui. Sono emerse le tensioni su quanto spingersi oltre per raggiungere un accordo con gli americani. Si sta scatenando una lotta di potere tra i falchi, recentemente rafforzatisi all'interno dei pasdaran e altri esponenti del sistema politico, più concentrati sul risanamento dell'economia.
I leader oltranzisti stanno esercitando pressione affinché non si scenda a compromessi. Hanno utilizzato la stampa nazionale e i social media per criticare i negoziatori il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e Araghchi per aver avviato discussioni sul programma nucleare iraniano nel primo round di colloqui. «Il meccanismo decisionale ai massimi livelli soffre di pause ed esitazioni», ha affermato Mohamed Amersi, esperto del Wilson Center di Washington. Le divergenze sono aggravate dall'assenza di una guida suprema. Mojtaba Khamenei non si vede né si sente da quando ha assunto la carica di leader supremo dopo l'uccisione del padre.
Per porre fine alla guerra Iran-Iraq, Ruhollah Khomeini prese la difficile decisione di cessare le ostilità, una scelta che paragonò al bere da un calice avvelenato. Non esistono al momento leader con una simile forza in Iran.