Per la prima volta, dopo anni di tensione quasi quotidiana, lo spazio aereo intorno a Taiwan è rimasto insolitamente silenzioso. La fotografia è più o meno questa: nessun jet militare cinese, nessuna incursione nella zona di identificazione di difesa aerea, e una presenza navale che non mostra variazioni significative. Si tratta di un’anomalia che ha immediatamente attirato l’attenzione degli analisti militari e delle autorità di Taipei. Negli ultimi anni, infatti, la strategia di pressione della Cina sull’isola è passata soprattutto attraverso operazioni dimostrative: voli di caccia e bombardieri, passaggi di navi da guerra e esercitazioni sempre più frequenti vicino allo Stretto di Taiwan.
Un silenzio strategico?
Le suddette attività cinesi servono a logorare la prontezza operativa delle forze taiwanesi - costrette a far decollare i propri caccia per monitorare ogni incursione – ma anche a ribadire la rivendicazione di Pechino sull’isola. Ebbene, l’assenza improvvisa di queste operazioni, quindi, non è stata interpretata come un segnale rassicurante. Al contrario, l’incertezza sulle motivazioni ha alimentato preoccupazioni e interrogativi: dietro la pausa potrebbe esserci una riorganizzazione militare, un cambio di strategia o una scelta politica legata agli equilibri internazionali.
7 PLAN vessels and 2 official ships operating around #Taiwan were detected as of 6 a.m. (UTC+8) today. We have monitored the situation and responded. Illustration of flight path is not provided due to no PLA aircraft operating around Taiwan were detected during this timeframe. pic.twitter.com/uAp1xyNyp8
— 國防部 Ministry of National Defense, ROC(Taiwan) (@MoNDefense) March 6, 2026
Secondo quanto riportato da Bloomberg, nello specifico, la Cina non ha inviato neppure un aereo militare nella zona di identificazione di difesa aerea di Taiwan per sette giorni consecutivi, la pausa più lunga da quando Taipei ha iniziato a rendere pubbliche queste attività. In passato la pausa più lunga era durata solo tre giorni ed era stata associata a condizioni meteorologiche avverse; questa volta, invece, il clima nella regione non avrebbe impedito le operazioni. Il motivo dell’assenza resta quindi poco chiaro.
Una pausa misteriosa
La sospensione delle attività è iniziata poco prima degli attacchi condotti da Stati Uniti e Israele contro l’Iran e arriva anche a poche settimane da un previsto incontro tra il presidente statunitense Donald Trump e il leader cinese Xi Jinping a Pechino.
L’assenza di velivoli e navi militari cinesi non significa però necessariamente una riduzione della pressione strategica su Taiwan. Diversi osservatori ritengono che Pechino possa semplicemente stare modificando le modalità delle proprie esercitazioni. Negli ultimi anni l’Esercito popolare di liberazione ha iniziato a sperimentare nuovi modelli di addestramento con operazioni congiunte tra aeronautica, marina e altre componenti delle forze armate..
Un’altra possibile spiegazione riguarda la politica interna cinese: nelle ultime settimane sono emerse nuove indagini su alti ufficiali militari, nell’ambito delle purghe avviate dal presidente Xi Jinping per rafforzare il
controllo sulle forze armate. Se confermata, questa dinamica potrebbe incidere anche sulla catena di comando e sulla pianificazione operativa. Per Taipei, tuttavia, il problema resta lo stesso: l’imprevedibilità del Dragone.