Haendel Coreografie «barocche»: il controtenore rimane in mutande

Nel barocco, c’è una curiosa tradizione tanto in Italia che all’estero: chi se ne occupa da tempo passa per specialista; anche quando si dovrebbe sapere che è soltanto un accanito frequentatore. Per me sono così, ad esempio, il monotono direttore Ivor Bolton e il pallido soprano Christina Shäfer; che invece qui sono stati invitati e anche applauditi nella Teodora di Haendel. Essendo Teodora un oratorio sacro, e non un’opera, ha dato l’occasione di venire presentata, firmata da Christof Loy, in quella forma di mezza regìa, in abiti da sera e senza scenografia, con movimenti statici ma coreografici, che piace molto perché fa sentire intellettuali, di quelli che non hanno bisogno della scena e dei costumi per capire. Così passa per trovatina intelligente anche qualcosa di malgusto buttato là come soluzione moderna. Un caso di seduzione sconsigliabile ad eventuali imitatori: il controtenore Bejun Mehta, vocalmente pregevole, per conquistare la renitente Teodora, si spoglia rimanendo in mutande e calzini. La fase viene di solito considerata come necessaria ma transitoria. Invece se ne stava lì, con le sue magre gambette bianche, in attesa di riuscita o di conversione. E grazie ad Haendel venne la conversione.

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