Halloween: ecco il tour dell’orrore nei luoghi «demoniaci» della città

Lupi mannari, streghe, vampiri, demoni e draghi: all’ombra delle sue tante cupole e chiese, Roma vanta anche una lunga tradizione di luoghi “horror”, secondo la leggenda popolati fin dall’antichità da figure inquietanti di ogni tipo, incluso il Diavolo. Non c’è momento migliore di Halloween per andare alla ricerca di mostri, di indirizzo in indirizzo, in un tour del terrore tutto capitolino. Cuore del percorso è il Palatino, sede di misteri, apparizioni e, perfino, “casa” di un drago. Alla fine del IV secolo, infatti, si riteneva che ai piedi del colle, verso il Foro Romano, avesse la sua caverna un drago che si nutriva di carne umana, seminando terrore - e vittime - tra gli abitanti. Per difendersi, i romani si rivolsero a papa Silvestro che lo affrontò armato di crocifisso, invocando la Vergine. Ciò bastò ad ammansire l’animale che, legato con un semplice filo di lana, spirò. La carcassa sarebbe stata sepolta sotto il tempio di Castore e Polluce. Testimonianza se ne troverebbe pure nello stemma del rione Campitelli, che rappresenta un drago nero. Il Palatino era anche regno dei lupi mannari. La licantropia, nell’antichità, era ritenuta una malattia mentale, sorta di delirio con sdoppiamento della personalità. L’uomo-lupo però, non era visto solo in modo negativo, anzi, era oggetto di una sorta di celebrazione in occasione dei Lupercali, in onore del dio Luperco, durante i quali i sacerdoti si vestivano con pelli di lupo, mostrando la doppia natura di uomini e animali.
Striges, che - come scrive Ovidio - «si dice che strazino i fanciulli ancora lattanti e pieno di sangue tracannato abbiano il gozzo», era il termine usato dagli antichi romani per indicare le donne-vampiro, che bevevano principalmente il sangue dei bimbi e, dopo averli sedotti, quello dei giovinetti, secondo una tradizione parzialmente ripresa da quella greca. Le striges non avevano uno specifico luogo di incontro ma si muovevano in tutta la città, prerogativa che le rendeva ancora più pericolose. A chi volesse una prova della loro esistenza o perlomeno una testimonianza del timore per il vampirismo, basti sapere che nel 2006 in via Cristoforo Colombo è stata trovata l’antica sepoltura (II secolo) di una donna pesantemente sigillata da un rivestimento in piombo, come se ci si volesse assicurare che il cadavere rimanesse sotto terra. Dall’antichità i vampiri arrivano fino al Settecento, come creature mostruose, per diventare poi attraenti, grazie alle rivisitazioni letterarie ottocentesche. Tra quelli noti ci sarebbe perfino lord Byron che avrebbe mostrato la sua doppia personalità anche nei soggiorni romani. Oggi i vampiri continuano a sedurre i romani al cinema. È stato girato tra Ostia, Prenestino e Torre Angela il film «Zora la vampira» dei Manetti bros. Le streghe “semplici”, invece, cercavano ingredienti per le fatture nell’area di piazza Vittorio e si riunivano in sabba satanici in quelle di San Giovanni e piazza del Popolo. I demoni si potevano incontrare al Colosseo, come dice Benvenuto Cellini che, nelle sue memorie, racconta di esservi andato con amici di notte per scovarli. Doppia sede per il diavolo. Sarebbe stato Satana, girandovi inferocito intorno, a tracciare il fossato del Pantheon quando il mago Balaiardo che gli aveva venduto l’anima, spaventato, avrebbe chiesto perdono al Signore, annullando così il patto. Il suo trono però è la cosiddetta “Sedia del diavolo”, in piazza Elio Callistio: nel medioevo il sepolcro del liberto avrebbe acceso la fantasia degli abitanti, facendo nascere la leggenda. Tra gli indirizzi “mostruosi” pure Palazzo Zuccari, con i suoi mascheroni, e la Bocca della Verità, capace di mozzare le mani dei bugiardi. Per chi volesse fare una gita fuori città, l’appuntamento è al parco di Bomarzo con le sue gigantesche e mostruose sculture.
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