Herbie Hancock e Lang Lang: pianoforti senza età

Nella magia dell’Arena, era viva l'attesa per la prima italiana dell’incontro al vertice fra i pianisti Herbie Hancock e Lang Lang con la partecipazione dell’Orchestra Sinfonica dell'Arena diretta da John Axelrod. L'incontro si è poi replicato al «Ravenna Festival». Hancock e Lang Lang hanno in comune soltanto il privilegio di essere stati fanciulli prodigio. Hancock, che sta per compiere 70 anni, ha debuttato quando ne aveva 11 suonando un Concerto di Mozart con l'Orchestra Sinfonica di Chicago. Poi ha optato per il jazz. Lang Lang, 27 anni, ha cominciato lo studio del pianoforte a tre anni, si è esibito a cinque come solista a Pechino e adesso è l’idolo classico in tutto il mondo. Insieme hanno vinto nel 2009 il Grammy con Rhapsody in Blue di Gershwin.
A Verona si parte con gli applausi per l’incipit dell’orchestra che esegue a passo di carica l’Ouverture delle Nozze di Figaro di Mozart, che rimarrà l'episodio migliore della serata. Segue il Concerto per due pianoforti e orchestra in do maggiore dell'inglese Vaughan Williams, pregevole e però prolisso e troppo debitore di elementi sottratti a Ravel, Debussy, Prokofiev e non solo. Dopo l’intervallo si attende il meglio e invece viene il peggio. Lang Lang conferma di poter fare ciò che vuole della tastiera, ma la profondità interpretativa lascia a desiderare. Come già alla Scala, propone la celebre Polacca op.53 di Chopin quale espediente (di cui non ha bisogno) per sollecitare ovazioni. Rieccoli ora insieme con l’orchestra per una estenuata Ma Mere l’Oye di Ravel nella quale Hancock va a rimorchio di Lang in modo maldestro. Fa di peggio da solo, improvvisando una medley perlopiù di temi suoi (Maiden Voyage, Cantaloupe Island) farciti, come purtroppo suole, di gag clownesche. Amarissimo il finale con la Rhapsody in Blue, quella di Gershwin e del Grammy appunto. Il compositore è tradito da variazioni pianistiche prolungate e arbitrarie, ancora condite con gag alle quali si associa Lang. È il suggello di una serata da dimenticare, accolta infine da buu tanto meritati quanto isolati.
È il caso di sottolineare che jazzisti famosi si sono esibiti in passato sul palcoscenico dell'Arena nelle pause delle stagioni operistiche, lasciando di sé memorie indelebili. Si cerchi dunque di rimanere all'altezza di questi ricordi.

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