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«Ho paura. Voglio restare in carcere»

Roma«Non voglio uscire, preferisco restare in carcere. Qui mi sento protetto, al sicuro». Così ha parlato Luca Bianchini, l’uomo su cui pende l’accusa di essere lo stupratore seriale che negli ultimi mesi ha terrorizzato Roma. A riferirlo è Giorgio Olmi, il suo legale, che oggi non si opporrà in alcun modo alla richiesta di convalida del fermo.
Avvocato, non è una scelta un po’ paradossale, visto che il suo assistito si è dichiarato innocente?
«Assolutamente no. Non chiederò che venga rilasciato perché Luca sta attraversando un momento difficile e non se la sente di affrontare un’opinione pubblica che lo considera un mostro, una minaccia costante. Quando la vicenda sarà chiarita, per lui sarà tutto più facile».
Dunque che strategia avete intenzione di seguire?
«Le nostre mosse saranno consequenziali a quelle dell’accusa. Si parla tanto di compatibilità del suo Dna con quello del maniaco, ma io non ho ancora esaminato i test. Se devo scegliere se fidarmi dei miei occhi o del questore, con tutto il rispetto per lui, preferisco la prima ipotesi. Come linea tecnica di difesa, invece, non posso che assecondare quella scelta da Bianchini, ovvero di avvalersi della facoltà di non rispondere, avendo già negato qualsiasi responsabilità».
Lei che idea si è fatto dell’intera vicenda?
«Premetto che sono un suo amico personale da diversi anni, l’ho conosciuto quando ancora abitavamo nella stessa zona. È una persona a modo, mite, servizievole, apprezzata sul lavoro dove spesso ha ricevuto incarichi delicati. Ed è un ottimo studente di giurisprudenza, tant’è che prima di essere assunto voleva diventare avvocato. Io stesso gli ho affidato dei piccoli incarichi nelle cancellerie e li ha sempre eseguiti in maniera impeccabile. Il nostro era un rapporto incentrato sulla più totale fiducia, perciò credo profondamente in lui, non potrebbe essere altrimenti».
E se le prove a suo carico dovessero rivelarsi schiaccianti?
«Continuerei a sostenere che non ha agito deliberatamente e andrei a cercare spiegazioni valide in campo psichiatrico».
Si riferisce all’ipotesi della doppia personalità?
«Non sta a me dirlo, ma agli esperti che hanno le competenze adatte per formulare una diagnosi. Di certo, se esiste un suo lato nascosto, era invisibile a me che sono un suo amico di vecchia data. Ed è sfuggito alla sua ragazza, la persona che gli era più vicina e che, se si fosse accorta di qualcosa, non si sarebbe certo fidanzata con lui».
Ma un episodio di 13 anni fa conferma l’esistenza di questa sua, chiamiamola così, attitudine. Che lo stesso Bianchini non ha negato, dicendo anzi che quel vecchio sbaglio è stato utilizzato per incastrarlo.
«Sono cose che ho letto sui giornali. A me lui non le ha mai riferite e non le ha dette nemmeno alla polizia, perché nei verbali non esiste nulla del genere. Permettetemi allora di fare io un paio di domande banali, che tutti quanti possiamo porci: chi avrebbe interesse a incastrarlo? E cosa ha Bianchini di particolare perché possa ritrovarsi coinvolto in una vicenda del genere?».
Non starà avallando l’ipotesi di un complotto ai suoi danni?
«Non ho detto questo. Banalmente potrebbe non avere commesso il fatto. Ci troveremmo di fronte a un clamoroso errore giudiziario e non sarebbe la prima volta. Non ho letto le carte del pubblico ministero, lo ripeto, e io la fede tendo a riservarla solo al padreterno e ai santi».
Ha parlato con il suo cliente di queste perplessità?
«Sì e mi ha semplicemente risposto: “Giorgio, sono nelle tue mani”. Io a quel punto gli ho chiesto se preferiva essere assistito da un collegio di avvocati e lui ha aggiunto: “Voglio te perché so che mi difenderai con il codice in una mano e il cuore nell’altra”. Ho accettato l’incarico, ma non le nascondo che, da amico, per me si tratta di un dolore. Non sarà facile sostenere un processo in cui l’imputato è una persona a cui ho sempre voluto bene. Una persona generosa e impegnata nel sociale. Vuole un esempio? Quando c’è stato il sisma in Abruzzo, la prima cosa che ha fatto è stata quella di raccogliere viveri con il suo circolo e inviarli ai terremotati».
Insomma lei dice che un soggetto del genere non può essere uno stupratore.
«A me non sembra possibile».

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