Hopkins e Redford al Tuscan Festival

Per l’occasione, Arezzo tirerà fuori nuovamente l’argenteria, che in
termini di ospitalità corrisponde alla tenuta "il Borro" dove in luglio
si festeggerà la tappa italiana dei divi del cinema.
Il Borro è poi il feudo aretino di Ferruccio Ferragamo

L’anno scorso la stella del Tuscan Festival di Cortona era Sir Anthony Hopkins. Sì, l’attore che degli attori, un animo affabile cui toccò prestare il volto al malefico Hannibal: ed è forse al ghigno diabolico dell’assassino seriale che associamo quest’artista con pochi pari. Le terre d’Arezzo, che accolsero Hopkins in agosto, erano tutte in fibrillazione: red carpet, veri o simbolici, ovunque per l’artista, ospite di punta del Tuscan Festival.

Qui, si produsse – udite – nella veste di compositore. L’esperienza pare essergli piaciuta, si rumoreggia infatti che torni anche per il prossimo luglio, e questa volta in compagnia di un altro asso di Hollywood: Robert Redford. Una coppia da urlo. Per l’occasione, Arezzo tirerà fuori nuovamente l’argenteria, che in termini di ospitalità corrisponde alla tenuta “il Borro” dove in luglio si festeggerà la tappa italiana dei divi del cinema. Il Borro è poi il feudo aretino di Ferruccio Ferragamo che ne 1993 acquistò l’intero sistema. Ovvero casali, il borgo medioevale, che resiste su uno sprone di roccia, due ville principesche con tanto di pianoforte appartenuto a Chopin, giardino all’italiana e piscina con acqua salina. E tutt’intorno, terre che si distendono a perdita d’occhio, riconvertite alla coltivazione dell’olivo e della vite (sovrintende l’enologo d’Afflitto).

Tra i fiori all’occhiello, spiccano proprio i 45 ettari di vigneti e le relative 200mila bottiglie prodotte l’anno. In un angolo storico è poi stata riabilitata l’Osteria del Borro, ora gestita dai fratelli Lodovichi che fecero la loro prova generale la scorsa estate al party in omaggio al divo di Hollywood. Vien da dire, dalla moda alla terra, e quindi all’arte, per Ferruccio Ferragamo che ha coinvolto nella sua avventura il figlio Salvatore, residente al Borro, e la moglie Ilaria. Lei, avvocatessa, alle arringhe ormai archiviate preferisce la cura di questo angolo fatato di Toscana. Si sta occupando di persona della ristrutturazione del Borgo, “adoro la luce, quindi sto cercando di ravvivare gli interni dei vari locali”, ci spiega.

La signora non si perde un solo dettaglio di questo gioiellino, ora agriturismo di lusso ma ormai candidato al rango di resort. Il Borro nacque per una passione. Quella di Ferruccio Ferragamo per la caccia, “per noi cacciatori il Borro è un’oasi”, confessa. Anche il figlio Salvatore racconta con slancio come è cresciuta questa creatura. Che l’affetto sia una componente determinante di tutta la questione è chiaro. E’ altrettanto evidente che la cura, quasi maniacale, che fa del Borro una piccola Svizzera, si slega dalle pure ragioni degli affari. Tuttavia ciò non toglie che il Borro sia un generatore di ricchezza, un ulteriore percorso che nasce all’interno di una famiglia votata alla moda. Per questioni di corsi e ricorsi storici, accade che il Borro sia sempre più sensibile al fascino di Hollywood. E la mente corre a Salvatore, il capostipite della griffe, che dall’Irpinia, quindicenne, raggiunse la California realizzando il miracolo italiano. Un artigiano geniale presto calzolaio di fiducia dei divi. Che ora sono gli ospiti dei suoi nipoti.

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