I lunedì da leone di Ricky Gianco «profeta» del rock

«Arrivai a Milano ed ero un ragazzino malato di r’n’r. Reverberi mi portò alla Ricordi e incisi i primi 45 giri, ma avevo un brutto problema, non pronunciavo la erre. Infatti incontrai Celentano che non mi filò per nulla. Il primo ad aiutarmi fu Mike Bongiorno, che mi faceva cantare ai suo spettacoli e mi faceva fare anche qualche Carosello. Così andai a scuola di dizione; che fatica, sforzi che mi procuravano nausea e disturbi vari, ma ce la feci. Una sera, mentre strimpellavo in un locale, passò Celentano e mi disse: “ue ma tu non sei quello che non aveva la erre? Ora che ce l’hai canti bene. Vieni a trovarmi che ti faccio una proposta“». Iniziò così, nel mitico Clan, la carriera di Ricky Gianco, prima autore di classici come Pregherò (cover di Stand by Me), Ora sei rimasta sola, Il vento dell’est, Nel ristorante di Alice, Pietre, poi simbolo del cantautorato alternativo (tra i suoi inni A Nervi nel 92 e Un amore), e poi via via interprete del teatro-canzone, sempre pronto a collaborare ora con Paoli e De André, ora con i Toto e con il mitico chitarrista di Elvis James Burton. Mai una tregua insomma, per arrivare in questi giorni a festeggiare cinquant’anni di carriera con l’evocativo cd Di santa ragione e con una serie di spettacoli teatrali - ogni lunedì per tutto febbraio - al via domani al Teatro Ciak di via Procaccini 4 )info: 02-76110093, www.teatrociak.it). Gianco canta, racconta e si racconta tra musica e parole, in modo informale e creativo, con tanti ospiti fissi e guest star che domani saranno Cochi Ponzoni e Flavio Oreglio. Uno show di improvvisazione e ricordi dove la storia - più che nostalgia - è la base per ricostruire l’oggi. Ci sarà spazio per i suoi primi rock’n’roll, con quella vocetta strana, e per i successi di oggi cantati con voce scura che si impenna in mille strani rivoli: una voce «sgraziata» da vero rocker. Baffoni a nascondere il sorriso sornione, ironia caustica e tagliente, Ricky Gianco fa della chitarra la sua arma (sempre) vincente. Ormai è un personaggio di culto e nel nuovo cd, oltre ai brani nuovi, ha riletto alcuni evergreen (dalla sua Il vento dell’est a Via Broletto 34 di Endrigo) con piglio cameristico e jazz. «Se facessi dischi per vendere starei fresco - scherza Gianco - almeno cerco la qualità e ciò che mi piace». Quando si abbandona ai ricordi è una miniera. «Il Clan è stato il primo laboratorio artistico indipendente. Adriano aveva grandi intuizioni. Quando entrai mi chiamavo ancora Ricky Sanna, poi una mattina alle 5 squillò il mio telefono e Adriano mi disse: “uè ti piace Gianco come nome d’arte?”. Io mezzo addormentato dissi di sì e da allora fu il mio nome. Adriano mi fece cambiare nome perché la Ricordi voleva citarmi per aver cambiato casa discografica. “Così citeranno uno che non esiste”, disse». E Gianco infilò una serie di hit come Tu vedrai e Pregherò, che sul retro aveva Unchained My Heart incisa secoli dopo da Joe Cocker. Poi l’idillio finì e Ricky mollò il Clan. «Son sempre rimasto in buoni rapporti con Adriano e ho un ottimo ricordo di quei tempi. L’unica cosa che non capirò mai era il diktat secondo cui tutti i brani dovevano essere firmati anche da Miki Del Prete. Comunque me ne andai perché sono sempre stato ribelle. Lui amava circondarsi di una corte ma io non sono mai stato un cortigiano. Così quando ci impose di andare tutti a Capri a girare un film io partii per la mia strada». Per tornare al rock. Incide Dubbi, brano onomatopeico che sconvolge i discografici, e nel ’64 fu invitato a Londra al Christmas Show dei Beatles: «Mi proposero di suonare in apertura dei loro show italiani ma rifiutai, me la facevo addosso». Ma nei favolosi Sessanta da noi il rock è ancora roba per pochi capelloni, così Gianco colpisce la platea di Sanremo con Pietre. «La sua forza sta nell’interpretazione di Antoine. Non sapeva l’italiano, così scrisse il testo su un foglietto e lo perse subito, allora partì inventando le parole, saltando e ballando in mezzo ai coristi. Fu il successo. Eliminata la prima sera, fu ripescata in finale e vendette milioni di copie. Qualche buontempone disse che era un plagio di Rainy Day Women di Dylan. Balle, la mandammo ai suoi avvocati che dissero: “tutto regolare”. Piuttosto sembrava una marcia di New Orleans». Queste e altre storie in musica nei lunedì «da leone» di Ricky Gianco al Ciak.
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