I nuovi equilibri di Intesa portano all’uscita di Salza Destinazione: vertice Abi

Ma perché i movimenti per gli assetti di Intesa Sanpaolo sono partiti così presto? Anche una grande della finanza come le Generali potrebbe cambiare ad aprile gli assetti di comando, ma non si registrano mosse ufficiali dei soci. Invece già tre mesi prima delle decisioni, Angelo Benessia, presidente di Compagnia San Paolo, socio di maggioranza relativa (9,9%) della banca guidata da Corrado Passera, annuncia una lista autonoma per il consiglio di amministrazione, contando di aumentare i rappresentanti della sua Fondazione. Tutto nasce da Giuseppe Guzzetti, presidente di Fondazione Cariplo (socio al 4,68%) che voleva chiudere i giochi in anticipo con una lista unitaria delle Fondazioni socie. Il suo assillo era governare subito le tensioni in campo. Però, questa volta, il grande mediatore non ha (subito) prevalso. E così neanche la mossa successiva di un documento di tutte le Fondazioni per un percorso comune.
In quest’ultimo caso ha pesato il timore che la Consob considerasse il documento una «concertazione», intervenendo poi nella vita sociale della banca in una fase cruciale. In parte, però, su alcuni punti è l'accordo che non c'è ancora.
Sono diversi gli elementi di tensione emersi nella grande banca in questi ultimi anni. Prima fonte di controversie è stato «il peso dei torinesi» nella banca nata dalla fusione di Intesa con il Sanpaolo di Torino, questo peso è stato considerato sottovalutato innanzitutto dal sindaco Sergio Chiamparino (legatissimo a Benessia), ancora di più dopo le dimissioni di Pietro Modiano da direttore generale, uomo legato al sindaco. Dimissioni favorite anche da un rappresentante della capitale piemontese, Enrico Salza, ma estraneo ai giri Fiat e Chiamparino. L’uscita di Modiano è stata letta come una vittoria di Passera, che però subito dopo è entrato in sofferenza per la «grana» Crédit Agricole: al momento della fusione l’istituto francese scelse di ridimensionarsi in cambio di 173 filiali a Cariparma, controllata da Agricole, operazione su cui Passera assunse impegni con l’Antitrust, con comportamenti dei francesi considerati, poi, insoddisfacenti, con il rischio di multe salate. Questa vicenda è stata poi messa in secondo piano dal caso Zaleski, socio di Intesa e finanziato dalla stessa, finito in gravi difficoltà finanziarie: il caso montato dalla Repubblica mise in imbarazzo il grande amico di Romain Zaleski, Giovanni Bazoli, presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa, e diede respiro a Passera. Che poi finì, però, sotto accusa per i giganteschi problemi dell’immobiliarista Luigi Zunino, particolarmente sponsorizzato dall’ex presidente delle Poste. La pace è tornata poco dopo, sulla vicenda dei Tremonti bond, la cui assunzione forse avrebbe dato più spazio a finanziamenti alle imprese ma avrebbe visto un governo molto più informato degli affari interni alla banca. Su questo Passera e Bazoli si ritrovarono d’accordo, contro però i rappresentanti di Compagnia San Paolo. Successivamente, si sono rinsaldati i rapporti tra Passera e il ministro dell’Economia.
In tutto questo valzer di rotture e intese, i protagonisti delle tensioni sono diversi. Ma quello delle mediazioni, anche dell’ultima tra Passera e Giulio Tremonti, è uno solo: Guzzetti. Che, alla fine, ha tentato di anticipare i tempi promuovendo una lista unica delle Fondazioni per aprile. Ma l’obiettivo è stato mancato perché è ancora irrisolto un nodo: il peso dei torinesi. E l’ostacolo all’accordo ha un nome: Salza, presidente del consiglio di gestione. Un grande della finanza verso il quale Passera e Bazoli hanno motivi di gratitudine non facilmente superabili. Ecco perché le soluzioni si troveranno solo dopo schierati gli eserciti. E in questo caso un ruolo prezioso di mediazione lo esprimerà Fabio Roversi Monaco, presidente di Carisbo (socio di Intesa al 2,71%), che farà da capofila a una serie di Fondazioni, tra le quali quella di Padova e Rovigo, il cui presidente Antonio Finotti potrebbe prendere il posto di Salza nel consiglio di gestione.
Così i torinesi dell’asse Chiamparino-Marchionne-Benessia potrebbero pesare in un consiglio che darebbe il via a un uomo di loro gradimento per la «Banca del Territorio», più organicamente impegnata nelle province piemontesi. Né sorprese si temono dal voto per le regionali: alla fine con un pragmatico, come Roberto Cota, si potrebbe andare più d’accordo che con una spesso nevrotica Mercedes Bresso (ancor più se condizionata da un protettore di ex dc nei vari istituti bancari come Michele Vietti).
Passera, Bazoli e Guzzetti uscirebbero dalla nuova definizione degli assetti interni sostanzialmente confermati. Con Salza unica vittima, cui però - per gestire un’operazione senza spargimenti di sangue - si penserebbe di affidare la prestigiosa presidenza dell’Abi, dove Corrado Faissola, dopo 4 anni, è in uscita.
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