da Torino
Prima la speranza, la sensazione che di lì a poco tutto si sarebbe risolto. Una fiducia alimentata da ridde di voci che volevano i cinque turisti torinesi rapiti in Egitto già liberi e in viaggio verso il Cairo. Poi il disincanto. Freddo e lapidario della Farnesina, che ha messo fine alle voci con un comunicato nel quale si diceva a chiare lettere che il gruppo di avventurieri torinesi era ancora in ostaggio dei predatori del deserto.
Sono ore di angoscia per i familiari e gli amici di Lorella Paganelli, Giovanna Quaglia, Michele Barrera, Walter Rosso e Mirella De Giuli. Lunedì, giorno in cui è stato annunciato il rapimento, è stato anche il giorno delle illusioni e delle smentite. «Abbiamo atteso un segnale positivo dopo le mille voci, ma nessuno ci ha dato conferme» ha raccontato Giuseppe, il fratello di Lorella Paganelli, la funzionaria dell'Unicredit residente a Venaria. I familiari, attaccati al telefono, hanno aspettato per tutta la notte notizie direttamente dalla Farnesina. Le parole, prima del giornale tedesco Bild e poi del ministro degli Esteri egiziano, Ahamed Abul Gheit, che da New York annunciava la liberazione degli ostaggi, avevano spinto in molti a credere che fosse tutto vero. Ma la speranza e il timore sono sentimenti inseparabili. Hanno preferito rimanere con i piedi per terra. E il tempo ha dato loro ragione. Quando ormai tutti credevano che di lì a poco le tv avrebbero trasmesso le voci in diretta degli ostaggi liberi e di ritorno a casa, le smentite del governo egiziano e del ministro Frattini hanno riportato tutti a più miti consigli. E così ieri la Farnesina ha richiamato tutti al rispetto del massimo riserbo. Il fratello di Lorella Paganelli è stato tutto il giorno in casa, ha ricevuto qualche amico ma non se lè sentita di gettare in pasto allopinione pubblica la sua angoscia. Sono tutti preoccupati: gli amici, i colleghi di lavoro. E chi condivide la loro passione per lavventura. «È unangoscia continua - ha aggiunto Giuseppe Paganelli - ma contiamo sul lavoro della Farnesina e di tutti coloro che sono impegnati nelle trattative». E lo smarrimento è il sentimento che accomuna anche i familiari gli altri quattro torinesi tenuti in ostaggio. A dar loro coraggio le notizie ufficiali. «Ci dicono che stanno bene e che le trattative sono in corso - spiegano i familiari di Michelle Barrera -. Ma staremo bene solo quando potremo parlargli». Il resto delle loro emozioni è affidato al silenzio di un citofono al quale nessuno risponde e alle tapparelle abbassate delle finestre. Anche ad Asti, nella sede della Aleramo Viaggi che ha organizzato il tour in Egitto, cè attesa. «Anche stamattina abbiamo sentito i colleghi dell'agenzia egiziana - hanno sottolineato i titolari Gino Lizzi e Valter Balsamo - ma non ci sono novità.
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