«I politici attaccano noi prefetti per nascondere i loro sprechi»

Cancellare le prefetture non fa risparmiare nulla ma contribuirà a complicare il rapporto tra governo centrale e amministrazioni locali nella delicata fase di passaggio al federalismo. Tra un vertice sulla sicurezza e uno dei tanti tavoli di confronto sulle aziende lombarde in crisi, il prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi condivide le preoccupazioni già espresse dal Giornale.
Signor Prefetto, in Parlamento si moltiplicano gli emendamenti per cancellare le prefetture o svuotarne i poteri.
«È chiaro che la politica deve poter fare le proprie scelte. Ma revisionare l’assetto dello Stato sul territorio, in particolare quello delle prefetture, è un compito che il governo non dovrebbe lasciare all’iniziativa di singoli ministri o parlamentari».
L’esecutivo è assente?
«Non direi. Le iniziative sono opera di singoli esponenti politici. In fondo i nostri si chiamano Uffici territoriali del governo (Utg). Non sono uffici di serie B e rivendichiamo la giusta pretesa che qualsiasi valutazione in merito alla loro utilità venga fatta dal governo».
Si parla di un’asse tra Lega e Pd per eliminare le prefetture.
«Maroni è un ottimo ministro dell’Interno che troverà il modo per valorizzare il nostro ruolo».
Quanto si risparmierebbe eliminando le prefetture?
«I costi sono minimi. Non abbiamo un budget, a differenza degli enti territoriali: siamo un ente di raccordo e coordinamento e la capacità di spesa resta in capo ai soggetti raccordati. Non abbiamo un patrimonio: la sede in genere appartiene alla Provincia. Dire, come ho sentito da un politico locale (Maurizio Martina, segretario lombardo del Pd, ndr), che per risparmiare si possono abolire le prefetture e devolverne il patrimonio agli enti locali significa non conoscere la questione: non si può trasferire un patrimonio che non c’è. I prefetti sono poche decine, al vertice di strutture che costano poco o nulla. Gli sprechi sono altrove».
Dove?
«Basta leggere le affermazioni non mie, ma del procuratore generale della Corte dei conti Mario Ristuccia del 24 giugno scorso, per capire che gli sprechi nascono dalla dilatazione abnorme della politica sul territorio soprattutto negli enti elettivi. Non escludo che, per evitare di focalizzare gli eccessi di spesa, una parte della politica tenti di fuorviare il discorso sulle prefetture».
La riforma Bassanini concentrava tutte le strutture statali periferiche negli Utg. Perché quest’idea non decolla?
«Per le resistenze dei ministeri che, per mantenere le proprie strutture, non vogliono far confluire i propri uffici periferici nell’Utg. La misura farebbe risparmiare parecchio, perché consentirebbe la creazione di un vero sistema dello Stato nel territorio con rilevanti economie di scala».
Sarà inevitabile rivedere i compiti delle prefetture con il federalismo fiscale, o no?
«Io sono un convinto sostenitore del federalismo; ma per realizzarlo bene occorre dimensionare con intelligenza le aree federate e collegarle al governo sul territorio, utilizzando al meglio la rete dei prefetti. Un federalismo cooperativo. Ridurre o abolire le prefetture senza ridisegnare la collocazione di altri uffici statali sarebbe illogico. Privarsi dell’ufficio che rappresenta il governo è come tagliare la testa lasciando sul posto il resto del corpo. Senza contare un ulteriore aspetto».
A che cosa si riferisce?
«Un principio fondamentale della Costituzione (articolo 5) obbliga la Repubblica ad attuare “nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo”. Eliminare le prefetture significa fare il contrario».
Il prefetto di Roma Pecoraro ha ricordato che le funzioni di sicurezza non possono essere trasferite agli enti locali senza cambiare la Costituzione. È d’accordo?
«Certamente. Con l’attuale frammentazione in 8101 comuni, ci sarebbero 8101 modi diversi di garantire la sicurezza. Avremmo una concorrenza repressiva sul territorio perché gli amministratori, per compiacere gli elettori, gareggerebbero a chi fa il “duro” o il “buono”. I flussi migratori diventerebbero interni, dall’amministrazione più severa a quella più permissiva, con la perdita del requisito di imparzialità che dovrebbe caratterizzare la funzione di polizia e che lo Stato finora ha mantenuto».
Quindi lo Stato dovrebbe mantenere la competenza esclusiva in tema di sicurezza.
«Lo prevede la Costituzione. Se lo Stato invece esercitasse questa funzione con gli enti locali, i sindaci non dipenderebbero più dal corpo elettorale ma dal ministero dell’Interno. Non mi sembra un buon viatico per il federalismo».
Siete stati criticati anche per aver firmato un rinnovo contrattuale mentre il governo annunciava sacrifici.
«Purtroppo il contratto 2008-2009, benché perfezionato, non è stato firmato. Con esso le retribuzioni si sarebbero in parte avvicinate a quelle degli altri funzionari statali diminuendo lo storico divario che ancora separa le nostre retribuzioni da quelle degli altri ministeri. Si trattava non già di aumentare ma solo di perequare gli stipendi, con fondi, per giunta, accantonati da tempo esclusivamente per la categoria. Mortificare sul lato economico le poche centinaia di appartenenti al corpo prefettizio negando le condizioni assicurate ai comparti sicurezza e vigili del fuoco, rispetto ai quali i prefetti sono sovraordinati, è ingiusto e contrario ai principi di efficienza e meritocrazia. Si sottoscriva perciò il contratto già approvato e si riconosca al personale prefettizio lo stesso trattamento assicurato agli altri settori del ministero dell’Interno. Con pochi soldi si riconosce un ruolo a una categoria che ha sin qui ben operato».

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