I profughi? Dimostranti di professione

(...) in via Zuretti (non per il colore della sua pelle, ma per aver rubato un pacco di biscotti), abbiamo anche visto delle facce note: quelle dei profughi eritrei, che a loro tempo avevano occupato uno stabile in via Lecco, e dopo essere stati sgomberati hanno inscenato, con la regia dei centri sociali, varie manifestazioni di protesta non autorizzate che, in almeno una occasione, hanno gettato il centro nel caos. Si tratta di un gruppo di giovani che, ammessi anni fa in Italia nel quadro del programma di protezione umanitaria dell'Onu in quanto provenienti da una zona di guerra, si sono fatti irretire dalla sinistra radicale milanese e hanno cominciato ad avanzare pretese nei confronti del Comune: casa, sussidi, posti di lavoro. Ma a tutte le proposte che Palazzo Marino gli ha fatto, hanno sempre storto il naso, pretendendo qualcosa di meglio; e adesso ce li siamo ritrovati in un corteo che non si è limitato a urlare ingiurie contro il governo Berlusconi - inutile dirlo, del tutto estraneo alla morte di Abba - ma ha anche gioito per la strage dei nostri parà a Kabul. Sappiamo che è sbagliato generalizzare. Ma, di fronte a un caso come questo, non si può fare a meno di riflettere su che cosa potremmo tirarci in casa se, cedendo alle pressioni dell'Onu, della sinistra e di una parte del mondo cattolico, sospendessimo la politica dei respingimenti in mare e accettassimo - come rifugiati politici - tutte le decine di migliaia di persone del Corno d'Africa che anelano a venire in Italia.