Politica

I renziani strapagati ma scarsi Che figuraccia con l'Europa

Occupano ruoli chiave e di prestigio ma spesso il curriculum non è all'altezza. Basta guardare la "carta d'identità" dei loro omologhi all'estero: esperienza, professionalità e compensi più bassi

Marco Carrai all'inaugurazione del Maggio Musicale Fiorentino
Marco Carrai all'inaugurazione del Maggio Musicale Fiorentino

D'accordo: il capo ha diritto di farsi la squadra, circondarsi di persone di fiducia, collaborare con gente con cui ci si capisce al volo. Ma in nessuna azienda si promuovono figure prive di un curriculum adeguato al nuovo ruolo. Fedeli sì, ma pure preparate. Nella pubblica amministrazione non funziona così, almeno non sempre, e sicuramente non con Matteo Renzi. Con lui la capacità di fungere da cinghia di trasmissione prevale sul profilo professionale.

La novità, la rottamazione e soprattutto l'affiliazione sembrano gli unici criteri applicati dal premier. E il maggior titolo di merito è quello di appartenere al «giglio magico», cioè essere di Firenze o tutt'al più toscani e avere lavorato con Renzi quand'era presidente della provincia o sindaco. Forse può andare per le nomine puramente politiche, ma per gli alti funzionari pubblici un minimo di «skill» adatto ci vuole. Il confronto con quanto succede nei maggiori Paesi dell'Unione è impietoso: la selezione è più rigorosa e spesso anche i compensi sono più bassi.

Prendiamo il caso forse più clamoroso, quello di Antonella Manzione, approdata sulla poltrona di capo del Dipartimento affari giuridici e legislativi di Palazzo Chigi. Uno snodo fondamentale per la presidenza del consiglio. L'avvocato Manzione era direttore generale del comune di Firenze dopo aver comandato il corpo dei vigili urbani. Nel curriculum sono presenti master, corsi di formazione, concorsi pubblici quasi tutti svolti nella regione che le ha dato i natali: la Toscana. La somma delle indennità cui ha diritto porta a un totale di circa 207mila euro lordi annui di stipendio. Il suo omologo britannico, l'avvocato Jonathan Guy Jones, capo del Dipartimento legale del governo, guadagna una cifra analoga: 160mila sterline, corrispondenti a circa 204mila euro. Ma alle spalle ha una carriera ai vertici dei ruoli legali dei ministeri (trasporti, tesoro, istruzione, interno).

I MISTERI

A Palazzo Chigi era balzato un secondo funzionario direttamente da un ufficio di city manager. È Mauro Bonaretti, ex direttore generale del comune di Reggio Emilia quando il sindaco era Graziano Delrio. Come segretario generale della presidenza del consiglio, Bonaretti aveva un appannaggio di 240mila euro: il massimo, secondo i dettami renziani. Il segretario generale del governo spagnolo, l'avvocatessa dello stato María Rosario Pablos López, deve accontentarsi di meno della metà: 106mila euro. Anche la nomina di Bonaretti sollevò parecchie perplessità. Bonaretti ha seguito Delrio al ministero delle Infrastrutture come capo di gabinetto ma il suo stipendio è ancora un mistero per i comuni mortali: per renderne pubblico l'ammontare secondo le direttive dell'amministrazione trasparente, il dicastero attende che il contratto sia registrato alla Ragioneria generale dello Stato. È curioso il fatto che i contratti di altri dirigenti nominati con il medesimo decreto ministeriale siano già stati registrati e pubblicati. E comunque Bonaretti incassa ogni mese la paga pattuita senza attendere i ritardi dei ragionieri dello Stato. Maggiore trasparenza non guasterebbe anche con il corpo diplomatico. Un'altra delle nomine contestate di Renzi è quella di Carlo Calenda a rappresentante permanente presso l'Unione: gli ambasciatori di carriera non hanno gradito che uno dei posti di maggiore prestigio (e potere) sia andato a un politico. Calenda era un manager che ha lavorato a Sky, alla Ferrari, in Confindustria con Luca di Montezemolo presidente che ha seguito anche nell'avventura di Italia Futura: il partito è esploso ma Calenda è finito in Parlamento (prima Scelta civica, poi Pd) e al governo come viceministro. Quanto guadagnerà a Bruxelles? Non si sa. Noto il curriculum, non irresistibile, ignoto lo stipendio.

Altro manager di stretta osservanza gigliata è Renato Mazzoncini, ingegnere elettrotecnico bresciano diventato amministratore delegato del Gruppo Ferrovie dello stato dopo una carriera quasi interamente dedicata al trasporto su gomma: da numero uno di Busitalia (gruppo Fs) prese il controllo dell'azienda pubblica urbana di Firenze. La retribuzione è di 752mila euro annui. Il presidente delle Ferrovie francesi, Guillaume Pepy, incassa un terzo (250mila euro) e dopo il master all'Istituto di studi politici di Parigi ha sempre lavorato nel gruppo Sncf ed è il pioniere dell'alta velocità in Europa.

CARTA CANTA

Amicizie giuste e collaborazione pregressa: questi sono i requisiti per essere presi in considerazione da Renzi. Rita Borioni non ha titoli particolari per essere finita nel consiglio di amministrazione della Rai: ha una laurea in Storia dell'arte, qualche anno di insegnamento a contratto all'università e una lunga attività da collaboratrice parlamentare (l'uomo della strada direbbe portaborse) nel gruppo Ds. Per la defunta emittente del Nazareno, RedTv, è stata autrice e conduttrice. Nel trust che governa la Bbc, invece, siedono tutti giornalisti, manager della comunicazione o personaggi dell'alta finanza. Marc Damazer, per esempio, ha studiato a Cambridge e Harvard, è stato giornalista e producer di Bbc News ed ex direttore dei programmi informativi e politici. Ora è rettore del St Peter's College di Oxford e per il suo impegno nel Bbc Trust percepisce 32.952 sterline annue (42mila euro): a Borioni invece ne vanno 66mila.

La competenza specifica non è mai stata un requisito richiesto ai ministri italiani. Renzi non fa eccezione. Il ministro dell'Ambiente Gianluca Galletti, deputato Udc, fa il commercialista e tra le benemerenze può vantare lo stretto rapporto con Pierferdinando Casini; al governo è stato solo come sottosegretario all'Istruzione. La sua omologa spagnola, Isabel García Tejerina, che si occupa anche di agricoltura e alimentazione, è ingegnere agronomo, ha un master in economia agraria e diritto, e prima di diventare ministro è stata a lungo segretario generale del dicastero. Lo stipendio? Circa 105mila euro per l'italiano, 71mila per l'iberica.

LITE SULLA CYBERSICUREZZA

Nemmeno Paolo Gentiloni, oggi capo della nostra diplomazia, si è mai dedicato alla politica estera: è stato portavoce del sindaco di Roma Francesco Rutelli e assessore al Giubileo prima di diventare ministro delle comunicazioni. Il ministro degli esteri francese fino a un mese e mezzo fa era Laurent Fabius, ex primo ministro ed ex titolare di bilancio, industria, economia; anche l'attuale, Jean-Marc Ayrault, era stato primo ministro. Per Gentiloni indennità di 98.500 euro, per Ayrault di 101mila. E sempre in tema di politica estera è clamoroso il caso di Federica Mogherini, Lady Pesc, raffrontato con chi la precedette, la britannica Catherine Ashton. Non è tanto una questione di soldi: lo stipendio di circa 320mila euro annui è fissato dall'Ue. Tuttavia Lady Ashton era stata leader della Camera dei Lord e commissario europeo per il Commercio, mentre Mogherini vantava soltanto nove mesi alla Farnesina e qualche incarico di rappresentanza parlamentare in organismi internazionali, oltre all'amicizia con Walter Veltroni. L'ultima nomina di un alto dirigente privo dell'esperienza che invece non difetta fuori dai nostri confini è stata fermata, almeno per il momento. Sarebbe stato il capo dello stato a opporsi. Ma vista la pervicacia con cui Renzi insiste nonostante le critiche e i veti, non è da escludere che riesca a condurla in porto. È quella di Marco Carrai alla guida dell'agenzia governativa sulla sicurezza informatica che il governo sta per varare. Amico strettissimo di Renzi, capo della sua segreteria quand'era presidente della provincia, Carrai sarebbe il garante di una fitta rete di rapporti sensibili alle attività di intelligence.

Il suo aggancio con il pianeta delle spie è la società Cys4, che si occupa di sicurezza informatica. Il responsabile della cybersicurezza del governo britannico, Matthew Gould, è stato ambasciatore del Regno Unito in Israele e rappresentante a Washington del Comitato per l'intelligence del governo.

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