I ristoratori chiedono al fisco accertamenti più «realistici»

I ristoratori chiedono al fisco accertamenti più «realistici»

Non sono fedelmente rappresentative della realtà le tabelle fiscali utilizzate dall’Agenzia delle Entrate per determinare in modo induttivo, durante gli accertamenti, la congruità delle dichiarazioni delle imprese di ristorazione liguri: lo sostiene il Comitato regionale della federazione pubblici esercizi che ha promosso, con il contributo di Confcommercio e Iscot Liguria e la collaborazione scientifica dello studio RV Consulting, un’indagine metodologica - la prima di questo tipo a livello nazionale - allo scopo di «verificare un modello sperimentale per l’analisi e il confronto tra la realtà operativa della ristorazione e una serie di indicatori» adottati per le verifiche fiscali. Dalla ricerca è emerso, in particolare, che - sottolineano il vicepresidente dell’associazione commercianti Giacomo Rossignotti e Riccardo Bertola, vicepresidente della Fepag e titolare del ristorante «Gran Gotto» - le tabelle dell’Agenzia delle Entrate «non rispecchiano l’intera gamma di prodotti principali utilizzati dall’esercizio». Inoltre, nelle stesse tabelle «non vi è distinzione fra l’utilizzo di un prodotto nelle diverse portate, né tra molluschi e crostacei, e il pesce è indicato in modo univoco e generico». C’è poi la questione dello «sfrido» (indica la misura di quanto viene scartato dal totale del prodotto acquistato, a seconda della preparazione del piatto): ebbene, la ricerca rivela addirittura che «in generale, pur non divergendo estremamente i valori tra quanto dichiarato dai ristoratori e quanto presunto dall’Agenzia delle Entrate, per la maggior parte dei prodotti i locali indicano percentuali di sfrido superiori alle tabelle», e le «quantità per porzione, tenuto conto dello sfrido indicato, sono mediamente maggiori di quanto indicato nelle tabelle». Da qui, l’auspicio che «la ristorazione ligure avvii un osservatorio continuo di settore».