I Segre e il faro della Consob sulla M&C di De Benedetti

Carlo De Benedetti non si sta godendo molto la sua villa di Champfer, sobborgo miliardario della milionaria Sankt Moritz. Peccato, perché la neve quest’anno è eccellente, compatta, dura. Ma dura è anche la Consob, che vuole sapere tutto sulle tre Opa (Offerte pubbliche d’acquisto) lanciate l’estate scorsa sulla società Management & Capitali che, attraverso la Romed, fa capo proprio all’Ingegnere. Creata e messa in Borsa nel 2005 per strutturare e rilanciare imprese in difficoltà, M&C (che per qualche giorno ha avuto come candidato socio Silvio Berlusconi) non ha mai dato i risultati che tutti si aspettavano da un simile patron. Quest’ultimo, deluso anche lui, nel giugno scorso ha deciso di venderla. In coincidenza con la sua scelta sono partite sul mercato tre Opa orchestrate da soggetti diversi. Quello che più ha colpito è questo: operanti le Opa, l’Ingegnere (ufficialmente venditore) ha evidentemente cambiato idea e si è messo ad acquistare azioni di M&C a prezzi più alti, vanificando quindi le Opa stesse. Di qui l’interesse della Consob che pare nutrire curiosità particolare per una delle tre operazioni, quella della società Mimose della famiglia Segre.
Franca Bruna in Segre, 83 anni, e suo figlio Massimo, 56, sono gli azionisti di Cofito, di Banca Intermobiliare (Bim) e dell’Ipi, il gruppo immobiliare storicamente degli Agnelli passato per le mani di Danilo Coppola, costretto poi a rinunciarvi per le sue note disavventure giudiziarie. Sono anche i punti di riferimento della finanza sabauda che conta: nel loro studio di commercialisti di via Valeggio, alla Crocetta, quartiere alto borghese (ma non vip: quei pochi che ci sono a Torino abitano in collina), passano clienti che qualunque professionista sognerebbe di avere, accolti da segretarie e impiegate che pare indossino ancora un grembiule nero. Riservatissimi (mai un’intervista) i Segre sono molto attenti a tenere buoni rapporti con tutti. Un esempio: anni fa, all’inaugurazione della sede della Bim, è stato dato un ruolo sia al rabbino, sia al vicario dell’arcivescovo di Torino.
Ma i rapporti buoni, davvero inscindibili, sono sempre stati soprattutto con i De Benedetti. Il marito di Franca Bruna, Luigi Segre, scomparso una quindicina di anni fa, era di Asti. Come Rodolfo, padre dell’Ingegnere. Dopo le leggi razziali si rifugiò in Svizzera. Come la famiglia De Benedetti. Geometra, finita la guerra tornò in Italia e avviò un’attività di immobiliarista-costruttore: un appassionato del mattone. Sposò Franca, savonese di origine, che fondò lo studio di via Valeggio.
Da allora la famiglia Segre ha sempre affiancato l’Ingegnere in tutta la sua folgorante carriera: nei momenti trionfali, come la scalata all’Olivetti, e in quelli difficili, come quando la magistratura si è occupata di lui. Ai tempi del crac del Banco Ambrosiano, per esempio (l’Ingegnere è stato coinvolto, ma uscendone alla fine assolto), preziosa è stata la sponda della Cofito alla quale sono state date in pegno le azioni della cassaforte di famiglia a rischio di sequestro giudiziario. Dunque un legame forte, cementato dal tempo e dagli interessi reciproci. Lo prova il fatto che l’unico erede di Giulio e Franca Segre, Massimo (fra l’altro fondatore di Directa, la prima società di trading on line italiana) siede nei consigli di amministrazione delle società di De Benedetti, Cofide e Cir. Franca poi è l’unica non di famiglia presente nell’accomandita-cassaforte che controlla il gruppo. I rapporti sono così profondamente radicati, che spesso è difficile distinguere quando i Segre agiscono in proprio e quando in qualche modo d’intesa con il loro amico di sempre. Il loro muoversi in abbinata non stupisce.
Ha stupito invece il rapporto con Coppola. Quando i Segre e Bim hanno finanziato questo furbetto del quartierino, hanno prodotto uno choc: riusciva difficile persino immaginare l’accoppiata fra le impiegate con il grembiule nero e i gorilla che Coppola teneva anche sul tetto della sua villa in Sardegna. Ma gli affari sono affari. E poi, prendendo il controllo dell’Ipi perché non riuscivano a farsi rimborsare i prestiti, i Segre sono tornati alle origini, a quel mattone tanto caro a Luigi, il fondatore. E c’è dell’altro ancora. Durante la lunga carcerazione preventiva di Coppola, la signora Franca ha detto: «Non capisco perché non lo lascino uscire. Per me Danilo è come un figlio». Evidentemente questa donna di denari nasconde un cuore insospettato.
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