I servizi segreti seguono la pista che porta ai Caraibi

Tante, troppe coincidenze. Gli stessi nomi che tornano a migliaia di chilometri di distanza. E il sospetto che il pasticcio della casa di Montecarlo possa portare lontano, molto lontano gli investigatori. Così da tempo, a sentire l’agenzia il Velino, Guardia di finanza e servizi segreti hanno deciso di chiarirsi le idee sulla strana vendita dell’appartamento di boulevard Princesse Charlotte 14. E vogliono togliersi una volta per tutte il dubbio che la Printemps, la società off-shore che comprò l’immobile da An, e la sua gemella Timara oggi proprietaria dell’appartamento, non siano collegate attraverso l’ancora misteriosa proprietà ad una storia più grande. Una storia in cui i segugi delle Fiamme gialle e gli 007 sospettano anche il riciclaggio e l’evasione fiscale sullo sfondo del gioco online. Un intreccio complesso e a tratti non ancora decifrato, ma che pone qualche domanda agli investigatori che ritrovano gli stessi personaggi da una parte all’altra del mondo.
Per raccapezzarsi, bisogna partire dalla data, ormai famosa, dell’11 luglio 2008: quel giorno An vende, o meglio svende il quartierno a una società off-shore dei Caraibi, la Printemps di Santa Lucia. Per il venditore, ovvero per An, nello studio del notaio monegasco Louis Aureglia si presenta il senatore Francesco Pontone, per la Printemps una coppia formata da James Walfenzao e Bastiaan Izelaar. Walfenzao: è lui l’uomo chiave o uno degli attori dell’operazione. È un professionista caraibico, specializzato nella costituzione di trust, fiduciarie e società costruite col metro della riservatezza. Walfenzao, con Izelaar, è dunque uno dei protagonisti del giallo dell’estate. Ma a migliaia di chilometri di distanza, rieccolo, Walfenzao ricompare ai Caraibi come amministratore per conto di Francesco Corallo di parte del capitale dell’Atlantis, un colosso mondiale del gioco d’azzardo che nel 2004 è sbarcato anche in Italia, nel campo del gioco online. Curioso, perché Corallo è da sempre vicino ad An, e ancora prima al Msi; l’Atlantis quando arriva in Italia si affida come procuratore ad Amedeo Laboccetta, oggi parlamentare Pdl ma per lungo tempo vicino ad An e a Gianfranco Fini.
Insomma Walfenzao, più ubiquo di padre Pio, gioca sul mappamondo fra Montecarlo e le Antille Olandesi. Anzi, per la precisione, l’isola di Saint Marteen dove, combinazione, nel 2004 proprio Laboccetta, che da quelle parti è di casa e ai Caraibi vorrebbe essere addirittura seppellito, porta Fini, seguita da Daniela Di Sotto, in quel periodo ancora sua moglie, e dal suo uomo di fiducia Francesco Proietti.
Fini, fra un’immersione e l’altra, trova pure il tempo di andare a cena al ristorante di Corallo, l’imprenditore che, come accennato, è il socio forte della potentissima Atlantis. Corallo, secondo Marco Lillo del Fatto quotidiano, è stato messo due volte sotto inchiesta e due volte archiviato per traffico di droga e riciclaggio. Insomma, è incensurato a differenza del padre Gaetano, catanese, condannato a 7 anni e mezzo per associazione a delinquere, coinvolto a suo tempo nell’inchiesta che mirava a far luce sul tentativo della mafia catanese, quella del boss Nitto Santapaola, di impadronirsi di alcuni casinò.
Come si vede, ci sono in questa storia monegasca alcune coincidenze e suggestioni che portano molto lontano. Ben oltre i 70 metri quadri di boulevard Princesse Charlotte. Ed è questa la pista che battono Guardia di finanza e Servizi. L’ipotesi, tutta da dimostrare, è che la Printemps sia stata costituita da soggetti italiani, o loro prestanomi, che intrattengono rapporti di concessione con i Monopoli. È appunto, o potrebbe essere, il caso dell’Atlantis che, attraverso la sua controllata italiana, invade con le sue macchinette il territorio italiano e ha come suo referente, fino al 2008, proprio Laboccetta.
Del resto l’Aisi, il servizio segreto interno, ha nel mirino le società che nel nostro Paese sono titolari del gioco online, compreso il poker, anche se hanno la sede legale all’estero. L’obiettivo istituzionale, naturalmente, è la lotta al riciclaggio e all’evasione fiscale e il lavoro prevede uno screening a tappeto degli operatori del settore. Così, ma il condizionale è d’obbligo, la storia dei Tulliani, della cucina e dei mobili potrebbe, sia pure indirettamente, rimandare a scenari molto più complessi.
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