Ma i sindacati dicono di no: ritorno all’Urss

«No alle gabbie salariali come discriminazione nei confronti del Sud. Sì a una contrattazione che tenga presente la produttività e la vicinanza al territorio dello stipendio». Il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, ha commentato in questo modo la proposta del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, di differenziare i salari su base territoriale tenendo conto del costo della vita.
Il premier, d’altronde, non ha mai fatto riferimento a una reintroduzione per legge dei vecchi minimi salariali zona per zona. Tutto questo, però, non ha evitato le critiche di Confindustria e dei sindacati. E ha riacceso le polemiche tra l’opposizione e una maggioranza che non sempre riesce a parlare la stessa lingua. Considerato che il ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia, ha sottolineato che «le gabbie salariali vanno fatte» perché costringeranno «il Mezzogiorno a imparare a camminare con le proprie gambe».
Dall’altro lato, il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, ha ribadito che «il termine gabbie salariali va tolto dal dibattito perché giustamente si presta a polemiche». E il governatore della Sicilia Lombardo ha attaccato nuovamente: «La definizione “gabbie” fa schifo. Berlusconi si appiattisce sulla linea di Pontida». L’opposizione, tuttavia, è divisa. Se l’udc Pier Ferdinando Casini sostiene che «bisogna bloccare la deriva leghista», i due candidati segretari del Pd, Franceschini e Bersani, si fanno la guerra. Per il primo le gabbie sono «un’idea vecchia e superata», mentre per il secondo «è necessario tornare alla fiscalità di vantaggio». Di Pietro (Idv) si è «rimangiato» le recenti aperture: «Sono un modo demenziale di risolvere il problema».
La contrarietà delle parti sociali, titolari della materia, dovrebbe spegnere le polemiche. «Siamo contrari», ha dichiarato Giampaolo Galli, direttore generale di Confindustria ripetendo che lo strumento migliore «è quello della contrattazione aziendale». Raffaele Bonanni della Cisl ha evidenziato che «stabilire salari per legge sarebbe un ritorno all’Unione Sovietica» e Renata Polverini dell’Ugl ha definito le gabbie «un errore». Contrarissimo anche il numero uno della Uil, Luigi Angeletti («una stupidaggine»). La Cgil è sul sentiero di guerra.
Eppure, secondo un sondaggio di Ipr Marketing il 75% dei cittadini settentrionali è favorevole ai salari parametrati a fronte del solo 30% del Sud. Ma, come osservato dalla Cgia di Mestre, «le gabbie salariali esistono già» perché i lavoratori al Nord guadagnano mediamente il 30% in più rispetto al Sud e una loro introduzione per legge «avvantaggerebbe i meridionali». In ogni caso il capogruppo alla Camera del Pdl, Fabrizio Cicchitto, ha ricordato che, d’intesa con Confindustria e sindacati, «ci si impegnerà per un’attuazione del protocollo di riforma dei contratti» che inserisce anche il costo della vita tra i parametri di riferimento a livello territoriale e aziendale.

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