I solitari Gentle Giant che mezzo secolo fa sfruttarono il rock per beffare i discografici

Gli alfieri del «progressive» erano fenomenali sul palco. Ma si sciolsero nel 1980

I solitari Gentle Giant che mezzo secolo fa sfruttarono il rock per beffare i discografici

Loro dicono: «Siamo sempre stati lontani dalle logiche commerciali e abbiamo sempre suonato ciò che ci piaceva, forse per questo il nostro pubblico ci ha seguito per mezzo secolo, ed è per questo che pubblichiamo questo cofanetto così impegnativo, per farci ricordare da chi ci ha voluto bene nel tempo». Grande festa per i fan dei Gentle Giant, il più atipico dei gruppi di rock progressive (non a caso pubblicarono l'album Interview, invettiva contro l'industria musicale), che festeggia i suoi 50 anni con Unburied Treasures, monumentale box di trenta dischi con due libri e memorabilia varie.

I Gentle Giant erano un sestetto a parte nel mondo del rock progressivo, e nelle loro musiche scorreva tutto e il contrario di tutto. A differenza di altre band del genere nel loro organico i fiati (Philip Schulman, uno dei tre fratelli che costituivano l'ossatura del gruppo) e dalla voce angosciata di Derek Schulman, a metà strada tra il canto d'opera e quello acappella. Ed è proprio tra suoni classici e folk blues che si muove il loro primo album, Gentle Giant, con la splendida copertina di Ian Underwood, che esplode in piena epoca hard rock. Una musica diversa, ponderata ma al tempo stesso inventiva, che deflagra nel magmatico mondo musicale del glorioso 1970. L'album che entrò nella storia però fu Acquiring the Taste del 1971 (con il produttore di David Bowie, Tony Visconti, che suona il flauto) e una pletora di strumenti (dal mellotron ai sintetizzatori, da clavicembalo alla celeste) violentati da Kerry Minnear.

Comincia ad arrivare il successo commerciale, consolidato da Three Friends, un po' cameristico e un po' rock sinfonico, che dimostra le attitudini colorite e sperimentali della band. Un'altra svolta arriva con Octopus, «uno schiaffo a tutta la tradizione britannica», come scrive Piero Scaruffi nella sua Enciclopedia del rock, che li avvicina ai Jethro Tull nell'incanalarsi sulle strade del folk lambendo anche l'hard rock. La loro opera più intellettuale è In a Glass House. Dopo l'elegante The Power and the Glory (disco impegnato politicamente) e il disco «medievale» Free Hand completarono la loro carriera con The Missin Piece (riavvicinamento all'hard rock) e due dischi minori e abbastanza scadenti come Giant For a Day e Civilian, che segnò la fine nel 1980.

Il cofanetto di questa band un po' sottovalutata ma assolutamente di culto raccoglie i 12 album originali del gruppo (compreso il live Playing the Fool) incisi nel decennio 1970-1980, ben 15 album registrati dal vivo in concerto di cui sette finora mai pubblicati e sette usciti come dischi pirata non ufficiali. Ci sono poi due album postumi, Winchester, sempre inciso dal vivo nel 1971, e Pinewood Rehearsal del 1977, con outtakes e brani mai pubblicati in precedenza. Chiude la ricca confezione il blue-ray audio del loro primo disco remixato alla perfezione da Steven Wilson. Alcuni dei dischi dal vivo, come quello all'Hollywood Bowl, sono riprese rimasterizzate di bootleg registrati tra il pubblico. Oltre a quello inciso a New Orleans (con aggiunti alcuni brani registrati per la Bbc) sono interessanti e curiosi quelli di Vicenza e Torino del 1973. «Abbiamo sempre cercato di divertirci e divertire - sottolinea il batterista John Weathers - andavamo sempre avanti vedendo se potevamo suonare meglio di quanto non avessimo fatto la sera prima».

Per chi non ricorda bene la storia dei Gentle Giant, il cofanetto contiene un libro di 136 pagine con copertina rigida che ripercorre la loro avventura e un altro volume che racconta la loro ragguardevole storia dal vivo (in concerto erano veramente la fine del mondo).

Per chi vuole divertirsi c'è poi un puzzle ispirato alle copertine «fumettistiche» dei loro album, i pass degli spettacoli, una foto autografata dalla band e altri memorabilia. Se siete interessati ad una delle 2000 copie buona caccia, ma se non riuscite a trovarlo non disperatevi, il cofanetto comparirà presto nelle fiere da collezione. Derek Shulman ha detto in proposito: «Vorrei che i Gentle Giant fossero ricordati come un gruppo con integrità. Il cofanetto non è stato fatto per nessun altro motivo se non quello di stare semplicemente insieme suonando musica e sfidando noi stessi ad essere migliori. Odiavamo i compromessi e avevamo molta integrità in termini di ciò che riguardava la musica».