I sopravvissuti della Shoah contro Apple: «È un insulto»

«Ascoltate! Un’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria. L’ora delle decisioni irrevocabili». La celebre frase con cui Benito Mussolini annunciò l’entrata in guerra dell’Italia da una settimana può essere scaricata e ascoltata sull’iPhone, proprio come una canzonetta di Eros Ramazzotti.
L’hanno scaricata, a pagamento, già 6.500 utenti. Si chiama iMussolini, ed è l’applicazione più venduta su iTunes, il negozio digitale di Apple, con una media di oltre mille download al giorno. Con soli 79 centesimi di euro è possibile leggere o ascoltare più di 120 discorsi tenuti dal Duce. Secondo il programmatore Luigi Marino, l’applicazione «non è assolutamente a sfondo politico». Sarà pure così, ma, nei confronti del software, è giunta una montagna di critiche. La stessa comunità di appassionati della mela morsicata si è spaccata in due. C’è chi conferisce a iMussolini un valore storico, e c’è chi grida allo scandalo. Per scongiurare il rischio di apologia, nella presentazione dell’applicazione si legge: «Evitare commenti non opportuni che inneggiano al fascismo e che costituiscono apologia di reato».
Un invito che non è servito a molto, visto che nella comunità di Apple sono apparse frasi come «Dux mea lux», o «Boia chi molla». L’associazione americana dei sopravvissuti dell’Olocausto ha criticato duramente l’applicazione, considerata «un insulto alla memoria di tutte le vittime del nazismo e del fascismo» e un’offesa alla morale e alla coscienza. In Italia, la Fgci, l’organizzazione giovanile del Pdci, ha chiesto alla Apple di rimuovere l’applicazione e di «rispettare la Costituzione italiana». Al momento, Apple ha preso le distanze da iMussolini, spiegando che non controlla le applicazioni una a una, ma che queste vengono filtrate da un sistema automatico che non ha ravvisato nulla di offensivo nell’applicazione. La società di Cupertino provvederà solo a rimuovere i commenti offensivi. Per Alessandra Mussolini, nipote del Duce e deputata del Pdl, «quei discorsi, piaccia o meno, fanno parte della storia, se poi si vuole cancellare la storia con la censura...». Intanto, Luigi Marino, sembra intenzionato a riprovarci, questa volta con Gandhi. Ma c’è da scommettere che non avrà lo stesso successo.
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