Caso Fadil, Marina Berlusconi accusa: "La cultura dell'allusione ci avvelena"

La procura smonta i teoremi della stampa anti Cav. E la figlia adesso accusa: "Indecente campionario di fango che ci sentiamo sciorinare da decenni"

Caso Fadil, Marina Berlusconi accusa: "La cultura dell'allusione ci avvelena"

"La cultura dell'allusione e della calunnia intossica la vita democratica del nostro Paese". All'indomani della conferma "ufficiosa" della procura di Milano sulla vera causa della morte di Imane Fadil, Marina Berlusconi ha scritto una durissima lettera che è stata pubblicata sul Corriere della Sera. Gli inquirenti hanno potuto accertare che la modella 34enne, che era testimone nei processi legati al caso Ruby, è morta per una forma di aplasia midollare e non, come invece avevano millantato la stampa progressista e giustizialista, per avvelenamento. Ed è proprio sul ruolo di certi organi di informazione che la figlia del leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, invita ad accendere più di un riflettore. "Tutto questo - dice - intossica la vita democratica del nostro Paese".

Ieri pomeriggio la procura di Milano ha definitivamente escluso che ci siano"responsabilità mediche" per la morte di Imane Fadil. Da quanto emerge dalle indagini la giovane, deceduta lo scorso primo marzo all'ospedale "Humanitas" di Rozzano dopo un mese di agonia, è morta per aplasia midollare, per cui il midollo ha smesso di produrre cellule sanguigne e piastrine. Per la procura di Milano, che aveva aperto un fascicolo sul decesso, si va dopo sei mesi di indagine "verso l'archiviazione dell'ipotesi di reato di omicidio volontario". Su questo caso i media hanno sprecato fiumi di inchiostro seguendo tesi assurde non corroborate dai fatti. Un brutto vizio che in Italia ha un'infinità di precedenti. Tanto che oggi Marina Berlusconi ha sentito l'esigenza di scrivere una lettera al direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana, per fare una volta per tutte una riflessione sul modo in cui "la terribile vicenda della morte di Imane Fadil è stata gestita" ed è stata "trasformata in una storia di calunnie" e sul modus operandi di una certa stampa politicizzata.

"Caro direttore - scrive Marina Berlusconi - ora che l'evidenza dei fatti impone a tutti di tornare alla razionalità, una riflessione relativa al modo in cui la terribile vicenda della morte di Imane Fadil è stata gestita credo sia giusto farla". Nella sua lettera la presidente di Fininvest invita quindi a far luce "non solo su ruolo e obiettività dell'informazione, ma anche, più in generale, sulla cultura dell'allusione e della calunnia e su quanto tutto questo - continua - intossichi la vita democratica del nostro Paese". Nel processo Ruby, Berlusconi ha avuto un'assoluzione piena. Eppure, in questi ultimi mesi, è stato additato come "il protagonista occulto" di questo supposto avvelenamento che ora si è dimostrato essere completamente infondato. Da venticinque anni, come denuncia nella lettera, "una delle vittime principali, se non la principale, di questi meccanismi avvelenati" è proprio il padre.

Per Marina Berlusconi quello a cui abbiamo assistito negli ultimi mesi è "andato ben oltre". "Stavolta - denuncia la figlia dell'ex presidente del Consiglio - c'era di mezzo la morte di un essere umano, di una ragazza dalla vita complicata che ha fatto una fine atroce. Di fronte alla quale non si sarebbe dovuto provare altro che rispetto e umana pietà". E invece, fa notare, "il suo dramma è stato vergognosamente usato con una spregiudicatezza e un disprezzo della verità dei fatti che fanno rabbrividire". E adesso che il teorema è stato smontato? "Qualcuno - si chiede - farà mai mea culpa per questi metodi da sciacalli?".

Nella lettera al Corriere della Sera, Marina Berlusconi fa poi notare quanto l'ideologia possa accecare una persona. "Qualunque persona sana di mente - sottolinea - farebbe fatica a immaginare un killer assoldato ad Arcore che gira per Milano con nella valigetta sostanze capaci di annientare mezza città e tutto questo per eliminare una ragazza indifesa". Eppure tutto è questo è stato ugualmente ipotizzato e scritto. Ed è qui che, come spiega la numero uno di Fininvest, scatta "il consueto, perverso meccanismo, l'escamotage infallibile che consente di lanciare, nascondendo la mano, le calunnie più inverosimili". E, riportando i ragionamenti e le suggestioni fatte negli ultimi mesi sul padre, svela "l'indecente campionario di fango che ci sentiamo sciorinare da decenni, con il pretesto di una sorta di responsabilità morale tanto assurda che neppure i tribunali staliniani credo avrebbero mai avuto il coraggio di sostenere". Tanto da paragonare il delitto a quello di Giacomo Matteotti. "Ma ci rendiamo conto della grottesca enormità?". Certo, conclude, "mio padre ha le spalle più che larghe, e di fronte a tutte le infamie con cui da 25 anni cercano di sommergerlo ha sempre reagito con un coraggio, una lucidità, una tenacia che non finiscono di sorprendere. Ma chi lo ripagherà - si chiede ancora -di quel che in questa storia di consapevole follia gli è stato gettato addosso?".

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