Immunità ai politici, apertura del Pd sulla sospensione dei dibattimenti

RomaL’apertura del Pd stavolta è netta: sull’immunità parlamentare si può trattare, ma solo nel quadro di «una riforma complessiva sugli assetti e il riequilibrio dei poteri». Lo dice Anna Finocchiaro, lo ripete Luciano Violante, dopo i segnali lanciati dal senatore ed ex magistrato Gerardo D’Ambrosio e da Vittorio Borraccetti, procuratore di Venezia, della corrente Magistratura Democratica.
Gaetano Quagliariello del Pdl accoglie subito l’invito e dice che «si deve allargare quel viottolo tracciato con la proposta Chiaromonte-Compagna». Sarebbe il cosiddetto lodo Morando, un ddl bipartisan per introdurre una nuova immunità che sospenda i processi ai politici. Meglio del lodo Alfano bis, conferma Quagliariello, per ristabilire l’equilibrio «infranto» tra potere politico e potere giudiziario.
Nelle stesse ore, nella villa di Arcore, Silvio Berlusconi incontra il Guardasigilli Angelino Alfano e il deputato Niccolò Ghedini. Sul tavolo ci sono gli interventi sulla giustizia già in campo e quelli in preparazione. Non un decreto sospendi-processi per applicare la sentenza della Consulta sulle nuove contestazioni in giudizio. Il tribunale di Milano ha negato ieri al premier una sospensione per scegliere eventualmente il rito abbreviato, ma Violante e la Finocchiaro hanno assicurato che si può discutere su un provvedimento legato alla pronuncia della Corte. Da via Arenula, però, si ribadisce: «Nessun decreto del genere è allo studio».
Dunque, in primo piano rimane la strada dell’immunità, secondo il modello europeo. Mentre si va avanti, da una parte, sul processo breve in Senato, con possibilità di modifiche alla Camera e sul legittimo impedimento a Montecitorio e dall’altra parte, sulle riforme costituzionali per Csm e separazione delle carriere. Anche sull’inappellabilità delle sentenze di assoluzione di primo grado il premier è deciso a formulare una nuova norma. Oggi, poi, il governo presenterà un emendamento al decreto per risolvere il problema della carenza di organico nelle procure in sedi disagiate. E per rispondere all’annunciato sciopero dell’Anm.
Alfano sarebbe stato incaricato di procedere con le riforme costituzionali sulla giustizia, come deciso al primo vertice dopo-feste, mentre il ministro Calderoli si occuperà delle riforme istituzionali.
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